Reati ambientali

Vibo Valentia, bruciavano e smaltivano illecitamente rifiuti: sequestrata azienda, 16 indagati

VIDEO-NOMI | Le indagini hanno consentito di appurare che la ditta il cui scopo è quello di smaltire e riciclare materiale industriale avvalendosi di tecnologie e metodiche all'avanguardia, in realtà avrebbe usato metodi più sbrigativi. Sigilli anche a 10 autocarrri

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di Redazione
24 novembre 2022
06:54

I carabinieri del gruppo forestale di Vibo Valentia hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip del Tribunale, su richiesta della Procura della Repubblica guidata da Camillo Falvo, mettendo i sigilli ad una azienda attiva nel settore dello smaltimento e riciclo dei rifiuti anche industriali. Sequestrati anche 10 autocarri, non tutti riconducibili alla citata realtà imprenditoriale, utilizzati per il trasporto e conferimento dei rifiuti nell’impianto di smaltimento, alcuni dei quali, in uso a ditte terze, risultati privi dell’iscrizione all’albo nazionale dei gestori ambientali.

In totale sono sedici gli indagati, fra cui i vertici dell’azienda sequestrata, per i quali a vario titolo sono state ipotizzate le violazioni relative al trasporto e allo smaltimento illecito, anche mediante combustione, nonché deposito/abbandono incontrollato al suolo di rifiuti pericolosi e non. Contestata anche la presunta compromissione e deterioramento delle matrici ambientali (aria, acqua, suolo).


Gli indagati

Sono in totale 16 gli indagati dell’inchiesta della Procura di Vibo Valentia e dei carabinieri forestali che mira a far luce su uno smaltimento di rifiuti. Questi gli indagati: Giuseppe Chiaramonte, 64 anni, di Triparni, amministratore della “Eco Triparni srl”; Francesco Chiaramonte, 32 anni, di Filogaso, socio e comproprietario della Eco Triparni srl; Danilo Chiaramonte, 29 anni, di Triparni, dipendente della Eco Triparni srl; Fabio Chiaramonte, 20 anni, di Triparni, addetto alla raccolta di materiali riciclabili della Eco Triparni srl; Ivan Castagna, 34 anni, di Vena Superiore, operaio e autista addetto alla raccolta di materiali riciclabili della Eco Triparni srl; Domenico Mancone, 34 anni, di Vibo Valentia, operaio addetto alla raccolta di materiali riciclabili della Eco Triparni srl; Vincenzo Crudo, 30 anni, operaio e autista addetto alla raccolta di materiali riciclabili della Eco Triparni srl; Antonino Stuppia, 89 anni, di Vibo, rappresentante dell’impresa Termotecnica Sas di Stuppia in liquidazione; Sergio Bevilacqua, 41 anni, di Gioia Tauro, intestatario di un autocarro; Raffaele Galati, 37 anni, di San Costantino Calabro, amministratore unico di Europa Sud srl; Angelo Sorrentino, 62 anni, intestatario di un autocarro; Fabio Baldo, 33 anni, di Filandari, amministratore unico e rappresentante dell’impresa Baldo Costruzioni con sede legale a Filandari, nonché titolare della Nuova Edil; Nicola Mancuso, 55 anni, di San Costantino Calabro, titolare dell’impresa “Mancuso Nicola” con sede a San Costantino; Pasquale Barbieri, 56 anni, di Briatico, amministratore unico dell’impresa “Dimensione Arredo srl” con sede a Briatico; Terenzio Adriano Pacetti, 36 anni, di Vibo, conducente di un autocarro; Sergio Pacetti, 74 anni, di Vibo Valentia, intestatario di un autocarro.

Le indagini

L’indagine, che ha coperto uno spazio temporale compreso fra febbraio e aprile 2022, ha avuto origine dalla segnalazione fatta dai carabinieri forestali alla Procura circa l’individuazione, durante un servizio di controllo del territorio, di un rogo di materiale plastico riconducibile ad un impianto di smaltimento rifiuti. I successivi servizi di osservazione e controllo, anche con adeguato supporto tecnologico, hanno consentito di appurare che la citata azienda il cui scopo sarebbe quello di smaltire e riciclare rifiuti industriali nel rispetto delle normative nazionali ed internazionali, avvalendosi di tecnologie e metodiche all'avanguardia in realtà avrebbe usato metodi più sbrigativi per sbarazzarsi del materiale conferito non diversamente utilizzabile.

In sostanza i rifiuti una volta privati delle parti riciclabili, quindi con valore economico, venivano abbandonati in una scarpata adiacente ad uno dei capannoni utilizzati per lo stoccaggio o bruciati immettendo pericolosi fumi nell’atmosfera. Nel corso dell’attività veniva anche accertato come venissero conferiti rifiuti provenienti da ditte non autorizzate al trasporto poiché non in regola con la normativa vigente inerente all’albo nazionale dei gestori ambientali.

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