Vibo Valentia, in fila in giacca e cravatta per il pacco alimentare: i nuovi poveri del Covid

VIDEO | Sempre più famiglie si rivolgono alla Croce rossa italiana per aiuti e assistenza. Richieste che aumentano di giorno in giorno a causa della pandemia che ha ridotto sul lastrico tante persone

di Cristina Iannuzzi
21 dicembre 2020
17:30

La solidarietà non va in vacanza, soprattutto a certe latitudini: Vibo Valentia tra queste. In una delle province più povere d’Italia, la Croce rossa italiana ogni giorno si prodiga per aiutare i meno abbienti. In un magazzino, situato alla periferia della città, arrivano i beni di prima necessità inviati dall’Agea e dai carrelli solidali. Sono destinati alle famiglie bisognose che quest'anno troveranno sotto l'albero anche i doni offerti dalle catene di abbigliamento. Sono giorni frenetici per Caterina Muggeri, un punto di riferimento per gli angeli della solidarietà sempre pronti a rispondere ai bisogni della popolazione. Richieste che aumentano di giorno in giorno a causa della pandemia che ha ridotto sul lastrico diverse famiglie. Tragedie che si consumano silenziose.

Storie di ordinaria indigenza

Raffaela, 39 anni, fino allo scorso anno lavorava come stagionale. D’inverno riusciva a racimolare qualcosa come colf, «in nero – ammette - ma da marzo si è fermato tutto. La signora dove facevo le pulizie non mi ha più chiamato. C’è il Covid…». Niente lavoro e niente soldi. Una bambina di tre anni da tirare su e il compagno, anche lui rimasto senza lavoro. Ha un unico desiderio: «Non voglio soldi, mi basterebbe ritrovare la serenità di prima e il lavoro di prima». È in fila anche lei. Riceverà un pacco pieno di doni che le permetteranno di trascorrere un Natale sereno. E non è la sola.


La Croce rossa in cerca di sede

Una cinquantina di persone attende nel piazzale dell’associazione Sacra famiglia. Unico ente che si è offerto di concedere i propri locali. Già, perché la Croce rossa di Vibo Valentia non ha una sede dove accogliere gli indigenti. «Ci occupiamo degli invisibili –dice Caterina Muggeri mostrandoci i volti delle persone– ma nessuno si occupa di noi. Avevamo chiesto all’Asp i locali al piano terra dell’ospedale di Pizzo. Magazzini attualmente inutilizzati. Ma non ce li ha concessi. Eppure io rappresento gli ultimi, le persone sole, gli invisibili. Possibile – si domanda – che né il Comune, né l’Asp hanno locali da offrire alla Croce rossa italiana?». E nel silenzio assordante delle istituzioni l’azione della croce rossa va avanti, con l’impegno e la dedizione di sempre. La presidente Muggeri ricorda un episodio accaduto pochi giorni fa: «Si è presentato un signore in giacca e cravatta, gli abbiamo consegnato un pacco di generi di prima necessità». Aveva chiamato il giorno prima spinto dalla disperazione: non aveva i soldi per fare la spesa alla sua famiglia.

I poveri invisibili

«Ci sono tante persone che soffrono in silenzio». L'elenco è lungo: «Circa 500 le famiglie dislocate in tutta la provincia che si affidano al nostro aiuto». Ma la sfida è un'altra: «Il nostro obiettivo è infatti quello di intercettare i poveri sommersi, quelli che fino allo scorso anno avevano un lavoro e una stabilità economica». A loro si rivolge la presidente della Croce rossa italiana. E poco importa se l’Isee dello scorso anno è alto. «Basta una segnalazione attraverso i nostri canali. Dai numeri di telefono ai social. Troveremo insieme il modo per aiutarvi. In alcuni casi -ricorda- i nostri volontari si tolgono la divisa e in modo discreto portano il necessario. Tendeteci la mano. Noi siamo qui per aiutare tutti».

La missione della Croce rossa italiana

Una missione, quella del volontario, che viene ricompensata ogni giorno da semplici gesti di gratitudine. Come quel panettone calato da un balcone. E’ il regalo che un ragazzo diversamente abile di Vibo Valentia, ha voluto donare ai ragazzi che da qualche tempo gli consegnano medicinali e generi di prima necessità. Un gesto semplice e profondo, che ci ha commosso e che ripaga tutti i nostri sacrifici. In fondo che cos'è il Natale se non amore, solidarietà e famiglia? «E questa è -chiosa la presidente Muggeri- la nostra grande famiglia».

Giornalista
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