Sanita’ Calabria

“Vietato innamorarsi”: tutte le regole che il governo cubano impone ai medici in missione all’estero

Ogni suggestione da commedia all’italiana viene annichilita dalla minaccia del carcere per chi viola “la resolucion”. Pene fino a 8 anni di prigione e conseguenze anche per i familiari rimasti in patria. Tra i divieti anche quelli di intrattenere relazioni amicali, partecipare a manifestazioni e non rientrare al termine della convenzione (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Massimo Clausi
15 ottobre 2022
13:16

“Informar al jefe inmediato superior de sus relaciones amorosas con nacionales o extranjeros, residentes o no en el país donde presta colaboración”. È questo uno dei doveri che il regime cubano impone ai medici che effettuano missioni all’estero. È soltanto una delle norme contenute nella direttiva del governo Cubano riportata nella lettera che quattro europarlamentari hanno inviato nei giorni scorsi al presidente della giunta regionale, Roberto Occhiuto, chiedendogli di non avallare, con il famoso accordo sull’arrivo di circa 500 sanitari dai Caraibi, questo tipo di regole. Nella lettera gli europarlamentari ricordano poi che il Parlamento europeo ha così condannato le missioni mediche cubane all’estero come forma di schiavitù nella sua risoluzione del 10 giugno 2021: «Considerando che la risoluzione 168 del 2010 del ministero del Commercio internazionale e degli investimenti esteri di Cuba impone a tutti i dipendenti civili che lavorano all'estero per lo Stato o per imprese statali, incluso al personale medico, obblighi e doveri ingiustificati che violano la dignità umana e i più basilari diritti umani fondamentali». Ma cosa contiene questa risoluzione?

Amori a rischio

Diciamo subito che la Risoluzione 168 del 2010 del Mincex avrebbe dovuto trovare applicazione fino al 2020. Dovrebbe essere stata sostituita dalla Risoluzione 368 del 2020 che però non è mai stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale cubana per cui la sua applicazione resta controversa. Basta però leggere cosa contiene la vecchia risoluzione per capire l’entità del problema che genericamente chiamiamo di diritti civili, mentre per Bruxelles si tratta, senza mezzi termini, di pura e semplice nuova schiavitù.


Abbiamo già detto delle prescrizioni relative a rapporti extra lavorativi. Una norma che stronca sul nascere le fantasie da commedia sexy all’italiana che hanno accompagnato l’annuncio dell’arrivo dei medici cubani. Una prescrizione che per il mondo occidentale dovrebbe essere inaccettabile, con lo Stato che entra in camera da letto. Ma così non è per Cuba. E difatti la legge prevede, come abbiamo scritto nell’incipit, l’obbligo di “informare il proprio superiore diretto delle relazioni di coppia con cittadini o stranieri, residenti o meno nel Paese di cooperazione e, se fosse il caso, dell'intenzione di sposarsi nel Paese di cooperazione”.

Obblighi e sanzioni

Naturalmente il governo cubano ha come ossessione quella dei dissidenti, ovvero di coloro che potrebbero approfittare delle missioni per chiedere lo status di rifugiato politico e non tornare più in Patria. A questo si è cercato di porre rimedio prevedendo l’obbligo del rientro in Patria alla fine della missione. Sempre in questa ottica la risoluzione vieta anche di “mantenere relazioni amichevoli o altri legami con persone che assumono posizioni ostili o contrarie ai principi e ai valori della società cubana e della rivoluzione cubana, siano essi cittadini, stranieri o cubani residenti o meno nel Paese in cui prestano servizio”.

Ancora per reprimere eventuali critiche al regime la legge prevede il divieto di “partecipare a eventi sociali pubblici senza autorizzazione; rilasciare pareri o valutazioni a organi di stampa, social network, radio o televisione (...) senza aver ricevuto istruzioni e autorizzazioni in tal senso; frequentare luoghi che, per le loro caratteristiche, possano turbare l'ordine pubblico o danneggiarne il prestigio; prolungare la propria presenza al di fuori della località o del Paese in cui si lavora o si risiede, una volta terminati i motivi della propria presenza; guidare mezzi di trasporto senza patente o senza essere autorizzati a farlo; fornire altri servizi al di fuori dell'ambito del contratto o dell'incarico, siano essi retribuiti o non retribuiti”. Fra le righe la convenzione prevede anche una sorta di obbligo di delazione ai superiori qualora uno di loro venga a conoscenza di comportamenti contrari alle regole che abbiamo elencato sinora.

Il codice penale cubano

Insomma la Resolucion non sembra propriamente degna di un Paese che rispetta le libertà individuali. Ma non c’è solo questa a regolare la vita dei medici mandati in missione all’estero. Insieme alla Resolucion va considerato anche il codice penale cubano. In base ad esso, infatti, un professionista che lascia il suo lavoro o lo termina, ma non torna immediatamente a Cuba, commette un reato chiamato "Abbandono delle funzioni" che comporta una privazione della libertà (reclusione) fino a 8 anni. Il testo è il seguente: "Art. 135.1. Il funzionario o l'impiegato incaricato di svolgere una missione in un Paese straniero che la abbandona o, dopo averla portata a termine o dopo essere stato invitato in qualsiasi momento a ritornare, rifiuta espressamente o tacitamente di farlo, è punito con la privazione della libertà da tre a otto anni. 2. Alla stessa pena soggiace il funzionario o l'impiegato che, in occasione dell'esecuzione di una missione all'estero e contro l'ordine esplicito del Governo, si trasferisce in un altro Paese". 

Il marchio di disertore

Secondo le Ong internazionali la legge degli 8 anni, non solo comporta per i disertori la perdita di tutti i loro beni e la possibilità di entrare nel Paese, ma anche i loro figli, coniugi e parenti rimangono intrappolati a Cuba e subiscono la categorizzazione come parenti di un "disertore" o "traditore della Patria". Non a caso il 16 giugno 2022 il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia, ha espresso preoccupazione per “(...) Il divieto di fatto per i genitori che hanno rescisso un contratto civile all'estero di ricongiungersi con i propri figli, a volte fino a otto anni, e l'impatto sulla salute e sul benessere dei bambini per gli anni di separazione dai genitori; nello stesso tempo l’Onu ha chiesto a Cuba di “garantire che i bambini non siano separati dai loro genitori a causa della decisione dei genitori di terminare un contratto di lavoro e modificare l'articolo 135, paragrafo 1, del Codice Penale al fine di rimuovere tutti gli ostacoli al ricongiungimento familiare”.

Il dilemma della Regione: avallare in nome della salute?

La domanda allora è se la Regione Calabria possa avallare, siglando un contratto che a valle ha questo tipo di regolamenti, le limitazioni alla libertà individuale che Cuba impone ai suoi cittadini. Roberto Occhiuto sui social, quando ha spiegato di aver firmato l’accordo, ha detto che non si possono mica chiudere gli ospedali e i pronto soccorso mentre si fanno i concorsi che fra l’altro spesso vanno deserti. Su questo ha ragione da vendere. Ma resta la domanda del perché Occhiuto abbia scelto di firmare un contratto con Cuba e finanziare così il governo caraibico. Sono i migliori dal punto di vista sanitario, dice qualcuno. Non vogliamo ovviamente escluderlo però altre regioni come la Sicilia hanno stretto accordi simili, ma con stati democratici come l’Argentina. Ciò ha permesso di trattenere anche alcuni di quei medici che hanno partecipato alla missione, cosa che nel nostro caso è impossibile. Non a caso la convenzione firmata fra Occhiuto e la società interinale cubana, vieta alla Regione di contrattare singolarmente con i singoli medici. Ciò vuol dire che l’investimento previsto 4700 euro a medico (di cui 1200 per i sanitari e il resto alla società di intermediazione) oltre le spese assicurative, le tasse, le spese per la prima accoglienza e gli eventuali rimpatri a Cuba, rischiano di essere un investimento a perdere perché difficilmente qualcuno di questi medici resterà a lavorare in Calabria.

La polemica con l’ordine dei medici

Da ultimo, ma non per ultimo, c’è il problema della competenza che ha portato ad uno scontro frontale fra la Regione e l’ordine dei medici. Nella convenzione firmata da Occhiuto spetta al governo cubano produrre i documenti che attestino le competenze professionali dei medici. Toccherà poi alla Regione verificare la rispondenza di queste carte alla realtà. La cosa non è andata giù ai vari ordini dei medici cui spetta per legge il compito di verificare le competenze professionali nonché la conoscenza della lingua di base sotto il profilo tecnico. Su questo punto si è registrato un braccio di ferro che non abbiamo ben capito come sia finito perchè di medici cubani ad oggi non ne sono arrivati.
Vedremo allora se Roberto Occhiuto nonostante le tante ombre di questo accordo manterrà il punto o se invece sceglierà di essere più prudente.

Giornalista
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