Una vita spesa per gli ultimi, don Roberto come don Lazzaro ucciso in Calabria nel 2014

Il prete di Como ucciso a coltellate ieri mattina in pieno centro. Sei anni fa il parroco di Cassano fu colpito ripetutamente da un cittadino rumeno alla testa con una spranga di ferro davanti alla porta della sua chiesa (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Redazione
16 settembre 2020
13:41
Don Lazzaro Longobardi e don Roberto Malgesini
Don Lazzaro Longobardi e don Roberto Malgesini

Una vita spesa per i poveri, per gli ultimi, i dimenticati dalla società. Era questa la vita di don Roberto Malgesini, 51 anni ucciso ieri mattina in centro a Como. A sferrare le coltellate mortali sarebbe stato un senzatetto di origini straniere con problemi psichici che si è poi costituito ai carabinieri.
Da una prima ricostruzione dell'omicidio, don Roberto Malgesini stava iniziando il suo giro di distribuzione delle prime colazioni quando è stato raggiunto dai colpi mortali.

 


A pagare con la vita nel 2014 fu anche Lazzaro Longobardi, parroco nella frazione Sibari di Cassano Ionio (Cosenza), fu ucciso la sera del 2 marzo 2014 da un cittadino rumeno che lo colpì ripetutamente alla testa con una spranga di ferro davanti alla porta della sua chiesa. Una storia, la sua, che ha molte analogie  con quella di don Roberto Malgesini.

Don Lazzaro, come don Roberto, assisteva i poveri: la sua parrocchia di San Raffaele di Sibari, in contrada Lattughelle, era un punto di riferimento per i bisognosi di tutto il comprensorio. Anche l'assassino aveva beneficiato del suo aiuto. Nelus Dudu, di 26 anni, fu fermato subito dopo il delitto. Don Lazzaro aveva scoperto che l'assassino rubava i soldi delle offerte e aveva minacciato di allontanarlo.

Il giovane reagì tentando di ricattarlo con la minaccia di mettere in giro la voce infamante di un rapporto omosessuale, inesistente, fra loro due.  

Padre Longobardi aveva aiutato Dudu e un suo connazionale a trovare casa e lavoro. Ben presto, però, il parroco scoprì che l'uomo si impossessava del denaro offerto dai fedeli prelevandoli dalla canonica, da cui era stato rubato anche un impianto stereo. Il religioso aveva informato l'Arma delle sue preoccupazioni e delle minacce subìte da colui che indicò come un conoscente, senza indicarne il nome e formalizzare una denuncia contro di lui.

L'omicidio, secondo quanto emerse dalle indagini, avvenne dopo una lite fra il romeno e il suo connazionale scoppiata perché don Lazzaro aveva lamentato il furto di 20 euro dalla sua auto. Padre Longobardì separò i due che si stavano accapigliando, accompagnando l'altro romeno in ospedale perché gli fossero medicate le ferite. Dudu lo attese e quando tornò in chiesa, nella cui canonica dormiva, lo uccise usando un'asta in ferro della recinzione del cortile colpendolo tre volte alla testa.

Fu condannato a 13 anni di carcere e l'assassinio fu catalogato negli atti come il gesto di uno squilibrato. La vicenda turbò profondamente la comunità di Cassano Ionio, al punto che l'amministrazione comunale intitolò il piazzale della chiesa a don Lazzaro Longobardi.

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