Badolato, paese d'accoglienza per il piccolo Jamba e la sua famiglia

VIDEO | Dal piccolo comune del Catanzarese una testimonianza di integrazione e solidarietà attorno ad Alage, Binta e i loro bambini

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di Rossella  Galati
26 dicembre 2020
19:26

Jamba è un bambino splendido con la pelle color cioccolato. Ha appena 13 mesi, 3 fratelli dolcissimi e due genitori straordinari. È nato in Italia il primo novembre 2019, vive a Badolato, comune del catanzarese, simbolo dell’accoglienza. Anche Jamba e la sua famiglia hanno sperimentato e continuano a sperimentare ogni giorno la solidarietà e il calore di un popolo generoso.

La storia di Alage

Il primo ad arrivare in paese è stato papà Alage, 45 anni, originario del Gambia, che per mantenere la famiglia lavora come pescatore a Catanzaro lido. È stato lui ad aver avuto la fortuna di incontrare casualmente sul suo percorso Aldo Gallace e Domenica Piroso, persone di buon cuore che lo hanno aiutato a ricongiungersi con la sua famiglia, permettendo alla moglie Binta e ai suoi primi 3 figli, Mama, Falou e Ousman, quest’ultimo nato dopo la partenza del papà per l’Italia, di raggiungerlo a Badolato.


«Alage aveva tutta la documentazione a posto – racconta Aldo – aveva il permesso di soggiorno, un contratto di lavoro e una casa in affitto. In Gambia c’era il problema del consolato e per tutta la documentazione bisognava andare in Senegal. La sua preoccupazione stava nel fatto che lì la sua pratica potesse essere affossata». E così Aldo e la moglie, volontari dell’ associazione missionaria laica Maria Immacolata, attraverso le loro conoscenze, sono riusciti ad aiutare Alage permettendogli di riabbracciare i suoi cari. Un momento intenso che ha scandito un’amicizia che giorno dopo giorno è diventata più intensa e che si è rafforzata ancora di più dopo la nascita del piccolo Jamba.

Un'amicizia senza pregiudizi

«Era il giorno di ferragosto 2017 quando Alage venne per la prima volta a casa nostra – aggiunge Domenica -, ricordo che ci regalò i gamberetti. Quando mio marito li portò a casa gli dissi che volevo invitarlo a pranzo e così fu. Non potrò mai dimenticare le sue parole. Alage durante il pranzo disse: «Io ti ringrazio signora, perché nessuno fa questo per un negro». Io risposi: «Cosa dici Alagi, perché ti esprimi così?» E lui spiegò: «È quello che mi dicono tutti in giro. Quando sono a lavoro mi dicono di mangiare più lontano perché sono negro. Invece voi in un giorno di festa speciale per l’Italia mi invitate a mangiare a tavola con voi e questo è bellissimo».

Fu allora che ci mostrò per la prima volta le foto dei suoi bambini. E risale proprio a quel giorno una foto scattata insieme a lui sul divano di casa nostra, che abbiamo mandato alla famiglia che era ancora in Gambia. Ringrazio il cielo perché dopo soltanto due anni tutta la famiglia si è seduta su quello stesso divano, compreso l’ultimo arrivato, il piccolo Jamba, nato in Italia dopo diverse peripezie. Questi sono doni che la vita spesso ci riserva. L’importante è saperli cogliere e condividere con gli altri per assaporare il valore della relazione al di là del colore, della cultura, che proprio perchè è diversa arricchisce».

L'affetto della comunità di Badolato

Dunque un’esplosione di affetto attorno a questa famiglia, una storia che ha tanti protagonisti come Letizia Gallace, Clara Sorgiovanni e Agazio Gallelli.

Quest’ultimo intervenuto dapprima come volontario del comitato locale di Catanzaro della Croce Rossa durante il primo lockdown, rimasto poi emotivamente coinvolto e affezionato a tutta la famiglia di Jamba tanto da accogliere in casa i bambini durante un periodo difficile per mamma Binta, che ha dovuto fare i conti con problemi di salute, evitando così che fossero affidati ad una casa famiglia: «Mia moglie Giusy quando ha sentito parlare di casa famiglia non ci ha pensato due volte perché i bambini rischiavano di essere divisi. Alage era impegnato con il lavoro e allora, avendo noi una casa abbastanza grande, li abbiamo tenuti con noi fino a quando la mamma si è ripresa - racconta Agazio -. Certe volte dico a mia moglie che non siamo stati noi ad aver aiutato loro ma che loro sono stati un dono per noi. Ormai fanno parte della nostra famiglia, sono diventati i nostri figli. È un’esperienza che non avrei mai pensato di poter vivere in vita mia. Sono molto orgoglioso di quello che abbiamo fatto e sono contento del fatto che tutta la famiglia si stia integrando con la comunità di Badolato che dimostra giorno per giorno una grande sensibilità».

«Il rapporto di amicizia con tutta la famiglia di Alege non si è mai interrotto – spiega Aldo – anche perché è iniziato senza pregiudizi o interessi ma con apertura di cuore». «Io sono contenta di parlare di questa storia – conclude Domenica – perchè queste sono le notizie belle che dovrebbero circolare. Tenerle chiuse significa privarci di qualcosa di bello. C’è tanto di positivo che non emerge ma che invece c’è e quando abbiamo modo di parlarne dobbiamo esserne fieri».

Giornalista
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