Cittanova, il vescovo vieta la festa ma i riti civili per San Rocco non si fermano

VIDEO | I festeggiamenti religiosi sono proibiti ma i cittadini formano una associzione per non disperdere la secolare tradizione del luminario”. Folla mai vista in piazza per il rogo davanti all'edificio religioso tristemente sbarrato 

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di Agostino Pantano
11 settembre 2020
17:48

Chiesa chiusa ma festa aperta. A Cittanova, sfidando il divieto della diocesi, ai festeggiamenti civili in onore di San Rocco non hanno rinunciato neanche quest’anno, radunando una folla mai vista in piazza per la quanto mai “eversiva” accensione del tradizionale luminario, un enorme falò a cui ha dato fuoco per primo il sindaco. «Dispiace che sia mancata la benedizione», commenta con amarezza Enzo D’Agostino, presidente dell’associazione che da 2 anni ha ingaggiato una diatriba con la curia che ha escluso i festeggiamenti settembrini in onore del santo a cui la comunità si sente legata.

Il decreto del vescovo Milito

Un decreto del vescovo Milito, infatti, vieta i connotati religiosi delle feste che si intendono tenere fuori dalle giornate che il calendario dedica espressamente, amenochè non si tratti di un santo patrono o di un santo a cui è intestata una parrocchia. Nessuna delle due cose avvantaggia la devozione dei cittanovesi verso San Rocco, visto che qui il patrono è San Girolamo, ed hanno formato una associzione – “Nel solco delle tradizioni” si chiama – per tentare di collegare la scelta di settembre, in luogo della data canonica del 16 agosto, con il richiamo ad una festa antica. «Furono i Borbone a istituire la nostra festa – argomenta Domenico Bovalino – e una bolla papale la sancì, dunque parliamo di una tradizione che devoti e non devoti non vogliono perdere, poiché queste giornate da sempre coincidono anche con il saluto che gli emigranti rivolgono alla città».


Il falò di San Rocco

Nella piazza piena, dunque, il tempio sacro è rimasto chiuso ma il fuoco è divampato assieme alla delusione. «Avevamo proposto un dialogo con il vescovo – prosegue D’Agostino – ma non siamo stati mai convocati: vorremmo capire perché proprio Cittanova deve essere castigata». C’è anche un po’ di perdonabile invidia in queste parole, poiché risulterebbe che siano state concesse delle deroghe che avrebbero favorito altri paesi che hanno potuto svolgere la festa, fuori dal giorno canonico, poiché è stato accertato un miracolo compiuto dal santo. «A Cinquefrondi e Gioiosa ad esempio», accusa il presidente, mentre Bovalino gli fa eco: «con o senza l’avallo della chiesa, questa nostra festa tradizionale non può fermarsi».

Giornalista
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