Corigliano Rossano, affresco del ‘400 entra a far parte dei tesori del Museo diocesano

VIDEO | Conferenza stampa di presentazione nei giorni scorsi di un’opera di straordinaria rilevanza concessa in donazione privata

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di Matteo Lauria
23 agosto 2020
15:55

Il museo dDiocesano e del Codex ospita dall’11 agosto scorso un affresco del XV secolo, precedentemente collocato nella chiesa dell’Annunziata, in contrada Celadi a Corigliano-Rossano. L’opera è considerata uno dei più antichi e rari esempi della seconda metà del quattrocento, presenti nella Calabria settentrionale e raffigura una elegantissima Annunciazione.

 


L’acquisizione nella collezione museale è stata possibile grazie alla donazione della famiglia Minnicelli, proprietaria dell’antica chiesa dell’Annunziata, un tempo appartenente all’ordine carmelitano. Il tutto è avvenuto dopo l’accordo raggiunto tra i donatori e l’Arcidiocesi di Rossano-Cariati. A seguire è stato commissionato un delicatissimo restauro sull’opera, che ne ha permesso lo stacco dalla parete della chiesa, posizionata in una zona decentrata ma tenuta nell’abbandono, compromettendo lo stato di conservazione. Sono poche le notizie storiche sull’opera, non risulta citata nelle antiche fonti, se non qualche accenno intorno agli anni 90 quando il professore Giorgio Leoni la portò alla ribalta all’attenzione della critica. In realtà è la rappresentazione espressiva di ciò che era l’arte nel territorio calabrese.

 

Oggi l’affresco è in una delle più belle sale del museo diocesano e del Codex riservate ai capolavori del Quattrocento e Cinquecento. «Si tratta di un momento straordinario per il museo che accoglie un'altra preziosa opera, espressione della cultura artistica del territorio diocesano e dell’intera regione» è stato sottolineato nel corso di una apposita presentazione tenuta nei giorni scorsi nel cortile del museo diocesano e del Codex, alla presenza di Giuseppe Satriano, arcivescovo di Rossano-Cariati; di Maurizio Minnicelli, in rappresentanza della famiglia donatrice dell’opera; di Cecilia Perri, vicedirettore museo e di Gianmario Faita, restauratore dell’opera.

 

Il manoscritto di maggiore rilievo e di importanza mondiale è il Codex Purpureus Rossanensis, di provenienza orientale, collocato in una sala interamente dedicata all’evangeliario. Non solo. Massima attenzione è destinata all’antichità, in particolare lo specchio magnogreco del V Secolo a.c., espressione della storia greca della Calabria; mentre nella sala del Quattrocento è presente la Tavola della Pietà, uno straordinario esempio di icona post- bizantina; in un’ala è presente un ritratto di Papa Urbano VII, arcivescovo di Rossano, il papato più breve della storia ecclesiale poiché durò appena 12 giorni ed è la stessa sala che ospita il recente affresco. E ancora: la Tavoletta della Pace, miniatura della fine del Cinquecento; e poi la sala destinata al culto dell’Achiropita e il simulacro d’argento in agosto trasferito provvisoriamente in Cattedrale per accogliere le preghiere dei fedeli.

 

Rispetto allo scorso anno si è registrato un calo di visitatori causato dalla pandemia. Ad incidere notevolmente i tre mesi di chiusura precauzionale che hanno condizionato e non poco sui flussi come, d’altronde, per tutti i musei d’Italia. Il periodo di sospensione ha coinciso, peraltro, con la fascia in cui annualmente si riscontrano i maggiori accessi: da marzo a maggio. «La struttura è stata riaperta il 30 maggio 2020 – sottolinea il vicedirettore del Museo Cecilia Perri – come desiderio di riprendere le attività con maggiore forza ed energia». Nel mese di luglio la curva delle presenze è fortunatamente risalita anche se si è in attesa dei dati ufficiali, mentre è ulteriormente in crescita in agosto.  

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