Coronavirus: messe a porte chiuse, i fedeli di Natuzza contro le decisione del governo

VIDEO | Il paese della mistica è dalla parte dei vescovi. Che contestano i divieti imposti dall'esecutivo. Ma alcuni cittadini apprezzano le decisioni del premier Conte

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di Agostino Pantano
28 aprile 2020
13:35

C’è dibattito anche in Calabria, dopo la polemica intorno alla prosecuzione del divieto di dire messe partecipate, e a Paravati di Mileto stanno con quei vescovi che contestano il governo.
«Ha detto bene don Giovanni D’Ercole – afferma un fedele che staziona davanti all’ingresso di Villa della Gioia – le messe si possono fare».

La spianata che solitamente ospita i raduni in onore della Mistica è chiusa, e non manca la nostalgia in chi associa il mese di maggio alle solenni cerimonie che fanno diventare questi luoghi meta del pellegrinaggio da tutte le regioni.
«Bisogna obbedire», dice una signora davanti alla Cattedrale; «si è religiosi indipendentemente dalle messe», le fa eco un anziano.

Insomma predomina anche il senso di responsabilità, ma c'è esasperazione. «Il governo sbaglia – ribatte un cittadino – se riaprono negozi e ristoranti, non vedo perché non debbano riaprire le chiese».

Botta e risposta nel paese dove il traffico veicolare è tornato sostenuto, sembra che da questo punto di vista l’emergenza covid sia passata, e dove però l’aria da “liberi tutti” è trattenuta solo dal Comune che continua a transennare la villa contingentando gli ingressi nel municipio.

Lo scontro aperto dalla Cei, ormai, è diventato un fatto politico, forse più dirompente della pressione che il premier Conte sta subendo da baristi e parrucchieri, anche loro desiderosi di riaprire.

Giornalista
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