Coronavirus, stop al rito dei battenti di Verbicaro: è la prima volta in 120 anni

La cerimonia è stata annullata a causa delle norme anti-Covid. Alcuni volontari hanno intonato il canto che di solito anticipa l'inizio della flagellazione VIDEO

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di Francesca  Lagatta
10 aprile 2020
17:18

Nella quasi totalità delle religione cristiane, il Giovedì Santo precede la domenica di Pasqua ed è una ricorrenza civilmente riconosciuta in molti Paesi del mondo. In questo giorno sono molteplici cerimonie e riti che rievocano la Passione di Cristo, ossia la sofferenza e l'agonia di Gesù Cristo vissute prima della crocifissione.

A Verbicaro, caratteristico paesino che sorge ai piedi del Parco nazionale del Pollino, il Giovedì Santo è il giorno più atteso dell'anno, anche per via del rito dei battenti, rituale cruento e suggestivo, che negli anni ha sfidato anche i divieti imposti dal mondo religioso.
Secondo le informazioni sin qui tramandate, risalirebbe ai primi anni del 1900 e da allora è stato rinnovato tutti gli anni, senza interruzioni, fino alla notte scorsa, quando a causa della pandemia mondiale del Coronavirus, è stata annullata ogni manifestazione pubblica, lasciando nei verbicaresi un grande senso di vuoto.

Il canto straziante nella notte senza battenti

La notte scorsa, un gruppo di volontari ha comunque fatto risuonare il canto "Per tua colpa" (o più raramente detto Portacolpe), un musica straziante che solitamente dà inizio al rito del flagellanti dalla collinetta delle tre croci che sovrastano il paese.

Le note del canto popolare hanno invaso le strade vuote e silenziose, mettendo in risalto tutta la drammaticità di questi giorni di isolamento forzato. Molti verbicaresi, come da tradizione, hanno acceso i lumini in segno di devozione e sono rimasti affacciati ognuno dai propri balconi per assistere all'evento.

Origini del rito

Il rito dei battenti è un evento che unisce il sacro e il profano, le cui origini rimandano a un'altra pandemia, quella di colera dell'agosto del 1911, che scatenò una rivolta popolare in cui rimasero uccise tre persone, tra cui il sindaco dell'epoca.
La gente addossò le colpe del dramma alle autorità cittadine e adottò l'autoflagellazione come come forma di protesta. Successivamente, il rito sacrificale fu ripetuto durante la settimana di Pasqua e cambiò di significato, trasformando il fine sociale in quello religioso.

L'ultima cena

Il rito vero e proprio ha inizio con l'apertura del "catujo", una cantina con una tavola imbandita di prelibatezze in cui si banchetta per simulare l'ultima cena di Gesù con gli apostoli. Solo pochi amici possono partecipare al pasto conviviale e successivamente si lasciano affluire i curiosi.

La flagellazione

Nella notte del Giovedì Santo le strade e i muri del centro tirrenico si tingono di sangue e nell'aria si diffonde un odore acre e pungente. I battenti si feriscono con dei pezzi di vetri intagliati nei tappi di sughero, detti “cardiddhi”, e continuano a schiaffeggiarsi perché il sangue scenda regolare e copioso.

Rigorosamente vestiti di rossi ma scalzi, intorno alla mezzanotte cominciano un lungo cammino che li vede compiere tre volte il giro delle vie principali del paese, e sostano solo quando, giunti sul sagrato delle chiese, si chinano per segnarle col sangue.
Terminata la Via crucis, battenti e fedeli si ritrovano ancora nella cantina per condividere i resti della cena avanzata ore prima, principalmente per rifocillarsi e riprendere le forze che quasi vengono a mancare.

L'adorazione e la recita

Poco più tardi, rimessi gli abiti ordinari, i flagellati si recano sull’altare della chiesa di San Giuseppe, dove restano in ginocchio, raccolti in preghiera, per tutta la durata della funzione. 
Nella parrocchia vengono adagiate numerose ceste in vimini contenenti del grano offerto dai contadini, in segno di devozione al Cristo morto o all’Addolorata.

In strada si radunano invece numerosi attori e comparse che, in una lunga recita, accompagnano Gesù fino al momento della crocifissione. Il ruolo del protagonista è assegnato in quelle stesse ore mediante il sorteggio del parroco, che estrae dei bigliettini assegnati precedentemente agli aspiranti messia.

Tra fede e folkrore

I riti di flagellazione rimandano ai riti sacrificali e penitenziali arcaici, che sono strettamente collegati a pratiche devozionali per la mortificazione della carne e il temperamento dello spirito. I motivi che spingono a “battersi” sono principalmente due: il voto, per ricevere la grazia o perché la si è ricevuta, e il legame ad una forte tradizione che la comunità verbicarese vuole conservare e tramandare.

 

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