Covid freestyle, la sfida social per cantare l’emergenza a ritmo di rap

VIDEO | In questa challenge che spopola sul web abbiamo scelto il pezzo di tre ragazzi napoletani. «L’abbiamo scritto per divertirci, ma c’è un importante messaggio: l’unico modo per uscirne è rispettare le regole»

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di Francesca Giofrè
20 marzo 2020
18:43
I tre ragazzi napoletani: Francesco, Davide e Giuseppe
I tre ragazzi napoletani: Francesco, Davide e Giuseppe

Hanno tra i 17 e i 18 anni, vivono a Napoli e tra le loro passioni c’è la musica. Francesco Simeone, Davide Ciervo e Giuseppe Gagliotti sono tra i ragazzi che in queste ore hanno aderito alla Covid freestyle challenge, la nuova sfida nata sui social al tempo del coronavirus.

 

Lanciata dal noto rapper Emis Killa, ha coinvolto tanti suoi colleghi che nei giorni scorsi si sono sfidati a colpi di rime: da Fabri Fibra a Clementino, fino a j-Ax, Grido e tanti altri ancora. Un modo per esorcizzare la paura ed intrattenere il pubblico in un momento così difficile per l’intero Paese.

 

La gara a suon di rap è poi arrivata tra i ragazzi, producendo anche risultati piuttosto notevoli. È il caso appunto dei tre ragazzi napoletani. La loro “Covid freestyle”, «scritta in una mezz’oretta» precisano, su Instagram ha superato le mille visualizzazioni in mezza giornata. Melodia piacevole, riferimenti ben precisi alla situazione di emergenza sanitaria in cui stiamo vivendo: sono citati tutti i protagonisti di questa triste storia, dall’amuchina al tampone, dal metro di distanza alla mascherina.   

 

Non hanno alcuna esperienza nel mondo della musica, i tre giovani. Solo una grande passione: «Ascoltiamo il rap fin da quando eravamo bambini, è un genere musicale che ci piace molto» dicono Francesco e Davide, raggiunti al telefono. «Questo è il nostro primo pezzo, nato da una sfida che ci è stata lanciata. L’abbiamo fatto per divertirci, per svagarci un po’ in queste lunghe giornate passate in casa ed anche per sdrammatizzare su una situazione che è veramente pesante».

 

Tra le strofe della loro canzone anche una sorta di denuncia: "La gente non sa stare a casa, si fanno le foto in giro”; quindi, sul finale, “resta a casa e abbraccia la mamma” quasi come un invito… «Sì, per quanto il nostro sia un pezzo leggero, quasi da ridere – affermano -, c’è anche un importante messaggio dietro: la situazione è grave e l’unico modo per uscirne è rimanere in casa, rispettare le indicazioni che ci vengono date. Se ognuno pensa a sé ed esce, non si risolverà facilmente».

 

Molto chiare anche le idee sul ruolo che la musica può avere in un contesto tanto anomalo, di emergenza: «È un modo di comunicare molto efficace. Il nostro pezzo, ma anche quelli di altri ragazzi della nostra cerchia che hanno partecipato alla sfida, arrivano a mille o duemila persone in modo molto rapido. Persone che ci possono ridere e scherzare su, visto il clima di goliardia in cui li abbiamo scritti, ma che possono anche trarre insegnamenti importanti come, appunto, il fatto che si tratti di una situazione da non prendere assolutamente sotto gamba».

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