La scuola fatta a casa: la guida per sfruttare al meglio la didattica online

Per orientarsi nel mondo dell'insegnamento da remoto arrivano i consigli dell'ispettore tecnico del Ministero dell’istruzione Giuseppe Marucci. Il primo appuntamento su distance learning e compiti

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di Monica La Torre
24 marzo 2020
11:03

in questi giorni, i genitori di tutti i bambini e ragazzi in fase scolare fanno i conti con la didattica a distanza. Le modalità per accedere alle piattaforme on line stanno impegnando un po' tutti, ed occupano uno spazio rilevante nell'economia della giornata. Con la chiusura delle scuole, il Ministero della pubblica istruzione ha varato infatti delle disposizioni ben precise, ricadute in modo significativo su dirigenti, docenti  e famiglie, che passano dall'utilizzo della rete, e da apposite piattaforme on line. Capire meglio come accedervi, intepretare questa condizione come una  nuova opportunità è possibile. Ad aiutarci, Giuseppe Marucci, ispettore tecnico del Ministero dell’Istruzione, con alle spalle un'esperienza ultra trentennale nella tecnologia applicata alla didattica.

 

La didattica a distanza? Un'opportunità

L'Ispettore, spiegando nel dettaglio gli strumenti on line attivati dal dicastero, fornisce da questa pagina indicazioni, suggerimenti e consigli per potervi accedere al meglio. E spiega perché questa apparente limitazione delle opportunità formative, se ben sfruttata, rappresenta in realtà un valido contributo per la diffusione ed il radicamento delle nuove tecnologie.

 

Chiusura prolungata

«Le scuole, come tutti sappiamo, hanno sospeso l’attività didattica in presenza - dichiara Marucci-. Le chiusure si sono prolungate e il Ministero ha varato delle disposizioni che rendono obbligatorie delle pratiche di didattica a distanza. Queste si attuano in parte potenziando delle prassi già presenti, legate al “Registro elettronico”– specifica -. Ma in una prima fase, sono passate anche da iniziative spontanee, (es: l’uso sempre più ampio delle chat tra genitori, ufficializzate dalle scuole, attraverso i rappresentanti di classe). O veicolate alla stregua di quanto prima accadeva con le “comunicazioni urgenti”, “compiti a casa”, o semplici “schede didattiche”, inviate alla famiglia o direttamente allo studente e rinviate alla scuola o al docente».

 

Un segnale chiaro

Oggi, andava imposto un segnale ben preciso. E gli strumenti on line messi in campo, «Mirano a dare un senso alla assenza massiccia, dal posto di lavoro, del personale docente, regolarmente retribuito -prosegue Marucci-. Andava scongiurata sia la disaffezione degli alunni che il ritardo nell’attuazione dei percorsi curricolari, anche in vista delle valutazioni e degli esami finali. E gestito il tam tam giornalistico sulle crisi dei genitori presi, a tempo pieno, dall’inedito lavoro di tutor didattici dei figli, e sulle crisi degli stessi figli privati del gruppo dei pari e del ruolo “terzo” dell’insegnante rispetto alla famiglia».

 

Non sono dei compiti a casa

Da qui, la necessità di avviare una stagione non “di compiti a casa, in attesa che la scuola riapra”, ma, di pari passo con l’allontanarsi di questa scadenza, di una vera e propria “didattica a distanza”. (termine italiano derivato da “distance learning” molto più pregnante e auspicabile).

 

Come si è proceduto

«In sostanza – prosegue Marucci - a macchia d’olio, sono stati concepiti interventi sempre più integrati e coordinati dagli insegnanti, fino a ricostituire quasi interamente il corpus degli interventi praticati in presenza. Naturalmente, nella maggior parte dei casi siamo lontani da “distance learning” o da “e-learning”, perché si tratta della trasposizione in remoto di lezioni o compiti che venivano erogati in presenza. Appunto siamo nell’ambito della “didattica a distanza». Il MPI (Ministero della pubblica istruzione), sfruttando il patrimonio di esperienza e di strumenti didattici acquisiti negli anni in tal senso, ha offerto quindi ambiente web varando, sul proprio sito www.miur.gov.it una specifica area con annessa piattaforma di riferimento, dove recuperare tutto quell’aspetto di “lavoro laboratoriale” che molti insegnanti, sia per la natura della loro stessa disciplina (ad esempio, la fisica), sia per metodologia didattica attiva, praticavano a scuola (vedi l'esperienza della fondazione Reggio Children). (fine prima parte)

Giornalista
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