E venne il giorno della Calabria, LaC per dare voce alla parte più bella di una terra in cerca di riscatto

La Calabria è una terra bellissima che ha però bisogno di essere guidata verso un percorso di rinascita. Racconteremo ogni sabato le avventure di tanti giovani che stanno realizzando cose straordinarie in ogni campo. È tempo di reagire e ripartire

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di Franco Laratta
16 maggio 2021
17:39

E venne il giorno della Calabria! Vorrei ringraziare l’editore di LaC, Domenico Maduli, per l’opportunità che mi ha dato. Perché valorizzare la nostra terra, i suoi straordinari talenti, è sempre stata per me una mission. Ci provo  da sempre, a tutti i livelli e in ogni ruolo da me ricoperto. Ieri come oggi. E spero anche domani.

Adesso, da una emittente televisiva come LaC, che intende sempre di più dare voce e volto alla Calabria più bella, sarà più semplice e certamente esaltante.


Questa è una terra bellissima, che però ha bisogno di essere guidata verso un percorso di rinascita e di riscatto. Ma guidata non lo è mai stata, purtroppo! I calabresi si portano nel Dna secoli di privazioni, conquiste, sottomissioni. Un popolo alla mercé di barbari conquistatori, di eserciti senza scrupoli, di bande spregiudicate. Di potenti di mezzo mondo. Ai calabresi è stata perfino imposta l’Unità d’Italia: che era un fatto ineluttabile, ma che è stato imposto con la forza. Senza spiegare la storica importanza del fatto.  Portiamo nel sangue storie di sangue e di veleni, di fame, carestie e terribili terremoti. Tutto questo ha fatto dei calabresi un popolo provato, sconvolto, umiliato, mortificato. Un popolo che ha conosciuto troppo odio, miseria culturale, profonda ignoranza.

Noi siamo l’unica regione che non ha vissuto epoche di vero rinascimento. Di riscatto. Di ripresa. I demoni del passato, i fantasmi dell’orrore, per secoli hanno abitato tra noi.

Ma come scrisse Repaci:  “Era teso in un maschio vigore creativo il Signore, e promise a se stesso di fare un capolavoro. Si mise all’opera, e la Calabria uscì dalle sue mani più bella della California e delle Hawaii, più bella della Costa Azzurra e degli arcipelaghi giapponesi”.

“Operate tutte queste cose nel presente e nel futuro il Signore fu preso da una dolce sonnolenza, in cui entrava il compiacimento del creatore verso il capolavoro raggiunto. Del breve sonno divino approfittò il diavolo per assegnare alla Calabria le calamità: le dominazioni, il terremoto, la malaria, il latifondo, le fiumare, le alluvioni, la peronospora, la siccità, la mosca olearia, l’analfabetismo, il punto d’onore, la gelosia, l’Onorata Società, la vendetta, l’omertà, la violenza, la falsa testimonianza, la miseria, l’emigrazione”.

Poi alla fine:  “Dio scaraventò con un gesto di collera il Maligno nei profondi abissi del cielo. Poi, lentamente rasserenandosi, disse: - Questi mali e questi bisogni sono ormai scatenati e debbono seguire la loro parabola. Ma essi non impediranno alla Calabria di essere come io l’ho voluta. La sua felicità sarà raggiunta con più sudore, ecco tutto. Utta a fa juornu c’a notti è fatta -. Una notte che già contiene l’albore del giorno”.

Ogni sabato (ore 21 su LaC Tv) vi racconteremo le storie più belle di una terra magnifica. Che però non sa di esserlo. Racconteremo le avventure di tanti giovani che stanno realizzando cose straordinarie, in ogni campo, con sacrificio e tanta testardaggine.

Utta a fa juornu c’a notti è fatta. Ora dobbiamo reagire, rinascere, ripartire. Abbiamo tutti i numeri per farcela.

Grazie a LaC per lo spazio che mi da, senza limiti e condizioni, ogni sabato sera. Ieri sera, dopo la prima puntata, sono stato sommerso da messaggi e da condivisioni. Segno che la voglia di riscatto cresce sempre di più nei calabresi. 

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