Vittorio Staccione, l’antifascista morto nel lager dopo i trionfi col Cosenza

VIDEO | La sua storia raccontata da Francesco Veltri nel libro Il mediano di Mauthausen: il percorso dell'atleta condannato a morte per le sue battaglie socialiste

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di Salvatore Bruno
30 gennaio 2020
13:34

Una storia affascinante e drammatica, finita nell'oblio e per decenni rimasta sepolta finché il giovane giornalista cosentino, Francesco Veltri, non l'ha tirata fuori, prima attraverso una serie di articoli, poi con un libro, edito da Diarkos.

Il calciatore socialista

Il Mediano di Mauthausen racconta la vita di Vittorio Staccione, talentuoso calciatore degli anni venti, innamorato degli ideali socialisti. L'autore l'ha ricostruita dopo un paziente e certosino lavoro di ricerca durato per ben quattro anni, tra archivi di Stato, questure, preziosi documenti conservati dai familiari. Fondamentale è stato il rapporto di fiducia che Veltri ha saputo instaurare con uno dei pronipoti di Staccione, Federico Molinario. In questo modo è stato possibile consegnare alla ribalta una vicenda umana, prima che sportiva, tragicamente sfociata nella deportazione verso il famigerato lager nazista.

L'innominato delle cronache sportive

Cresciuto nelle giovanili del Torino, prima di vincere lo scudetto con la maglia granata, nella stagione 1924-25 approdò in prestito alla Cremonese, nella città del gerarca fascista Roberto Farinacci dove Staccione, per la sua militanza politica ostile al regime, era costantemente perseguitato tanto che nelle cronache sportive il suo nome era indicato con una X. Nel 1927 si trasferì alla Fiorentina, alla corte del marchese Luigi Ridolfi, segretario del PNF e amico di Benito Mussolini. Ridolfi tentò inutilmente di allineare il pensiero del calciatore alla dottrina fascista.

L'approdo in riva al Crati

Anche in seguito alla prematura scomparsa dell'amata moglie Giulia, morta di parto insieme alla piccola che portava in grembo, Staccione venne ceduto in serie C, al Cosenza, lontano da quel dolore immenso ma anche dalle persecuzioni del regime, divenute meno afflittive nel momento in cui il calciatore finì nell'anonimato della terza serie. In riva al Crati, Staccione ritrova la sua dimensione, trascinando i silani ad un passo dalla promozione, nell'arco di tre stagioni indimenticabili, sotto la presidenza di Tommaso Corigliano e la guida tecnica di Balacics, suo ex compagno di squadra a Torino.

Il ritorno a casa

Dopo una breve esperienza al Savoia, il giocatore appende le scarpette al chiodo. Rientrato nel capoluogo piemontese, è assunto in Fiat come operaio, dove combatte per i diritti e la libertà dei lavoratori. Per questo è attenzionato dall'OVRA, la polizia politica fascista, e spesso arrestato. Nel 1944 venne catturato durante un rastrellamento e deportato a Mauthausen. Nel campo di concentramento morirà di stenti nel febbraio dell'anno successivo.

Due pietre d'inciampo a Torino

Anche grazie alle notizie portate alla luce da Francesco Veltri, a Vittorio Staccione sono state dedicate due pietre d'inciampo per ricordarne il sacrificio. La prima è stata posta davanti la sua casa di Via San Donato, la seconda dove abitò il fratello Francesco in Via Pianezza. Inoltre, nello stadio Zini di Cremona, il maestro Mario Coppetti, recentemente scomparso all'età di 104 anni, gli ha dedicato una scultura in bronzo inaugurata nel 2015, in occasione delle celebrazioni per il settantesimo anniversario della Festa della Liberazione. Nato nel 1913, Coppetti da bambino aveva visto giocare Staccione con la casacca grigiorossa.

Il volume presentato a Rende

Abbiamo incontrato Francesco Veltri durante la presentazione del libro a Rende, nel Palacultura, nell'ambito delle iniziative organizzate dall'assessorato comunale alla cultura, guidato da Marta Petrusewicz, con il coinvolgimento delle scuole cittadine.

Giornalista
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