Parla Glock 21: « “Numeri uno”? Solo una canzone di denuncia e protesta»

La lettera a firma del cantante trap di Rosarno Domenico Bellocco a difesa della sua musica: «Semplice condannare senza sapere»

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di Redazione
22 febbraio 2019
12:50
Glock21
Glock21

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Domenico Bellocco, in arte Glock 21

 

«Sento il dovere di intervenire pubblicamente per fornire l’interpretazione autentica del pezzo musicale “Numeri Uno” che, unitamente al video, è stato lanciato sui canali Youtube lo scorso 16 febbraio. Intendo precisare alcune cose: innanzitutto il genere musicale che interpreto è il trap, che per sua natura descrive temi quale la criminalità di strada, i disagi sociali, la povertà, la violenza, le esperienze di vita dell’artista, vere o solo parzialmente tali, esasperando concetti che, a volte, hanno solo un minimo fondamento di verità. Il novero degli artisti che praticano questo genere musicale, anche nel panorama italiano, è variegato ed alcuni di loro, proprio nel recente festival della canzone italiana, si sono esibiti sul palcoscenico più importante della competizione musicale italiana utilizzando come vetrina le reti televisive di stato. Basterebbe leggere i testi delle loro canzoni per comprendere che i temi trattati sono molto più decisi dei miei e, in alcuni casi, raccontano addirittura esperienze personali.

 

Vi sono stati altri soggetti che hanno utilizzato i contesti sociali in cui vivevano per scrivere libri, narrando fatti e/o accadimenti accaduti realmente o solo in parte; da quelle idee sono nate serie tv e film che, con ogni evidenza, rappresentano un contesto sociale anche esasperato (perché immagino che alcuni fatti non possono essere verosimili o che non possano accadere). Eppure i soggetti in questione sono stati esaltati dalla critica, hanno realizzato lauti guadagni e gli è stato riconosciuto il merito di aver denunciato dei fenomeni sociali, evidentemente negativi, portandoli all’attenzione dell’opinione pubblica.

Nel mio caso la denuncia contenuta nel pezzo anziché essere interpretata positivamente è stata ricondotta in accezione negativa, con l’utilizzo di parallelismi ed esaltazioni di criminalità che avrei osannato, denigrando la generazione di onesti e civili coetanei che quotidianamente vivono ed operano nella nostra martoriata terra. Molti articoli di stampa hanno operato incredibili, e quanto mai fantasiosi, parallelismi tra il mio pezzo ed avvenimenti che hanno riguardato altri soggetti miei omonimi, dai quali sono distante anni luce; sul punto, una volta per tutte ed in maniera inequivocabile, intendo prendere le distanze. Il mio cognome è Bellocco ma non sono mai stato inserito in alcun contesto criminale, in maniera diretta e/o indiretta, non ho rapporti di alcuna natura con i soggetti a cui sono stato accostato, di cui in verità disconoscevo addirittura l’esistenza prima d’ora, e non ho inteso inneggiare alle loro gesta, né celebrare alcun tipo di avvenimento e/o anniversario. Il soggetto in questione non è mio zio (ne avevo uno che è deceduto in circostanze disgraziate – un incidente stradale – e che è sempre stato fino alla fine un onesto lavoratore). L’uscita del video nella data del 16 febbraio u.s. è stata del tutto casuale e non ha intesto celebrare alcun accadimento (non me lo sarei nemmeno sognato per mentalità, estrazione culturale e perché, come già detto, sono distante anni luce da tali modus vivendi e da tali contesti sociali).

Intendo precisare che ho lanciato in passato altri pezzi musicali, tra cui ricordo quello denominato City, il cui testo è inequivocabile e conferma quanto sin qui assunto. La musica è sempre stata la mia passione e la mia missione: sin da studente liceale ho partecipato ad eventi patrocinati dall’associazione “Gerbera Gialla” contro la ‘ndrangheta, al teatro Cilea di Reggio Calabria sotto la direzione del maestro “Managò”, così come al concerto dei Mille diretto dal Maestro “Muti” (in quelle occasioni suonavo le percussioni); ho vinto premi in concorsi di poesia (la 14^ edition festival award “Marco e Alberto Ippolito”). Con altri studenti del liceo che ho frequentato abbiamo vinto un concorso pubblico di bussines competion “Giovani e futuro comune” aggiudicandoci un premio fondo perduto da investire su un’idea imprenditoriale sui beni confiscati alla mafia, da fruire pubblicamente. Allora mi domando se il mio passato non conti nulla e se l’etichetta che in questi giorni mi è stata attaccata addosso sia imputabile al cognome che porto; io e i ragazzi del video che hanno prestato i loro volti, a titolo di cortesia e per consentirmi di realizzare il progetto musicale, siamo stati etichettati quali inneggiatori di delinquenza, mafiosi in erba ed emarginati della società, quando in realtà avevamo solo in animo di lanciare un video musicale di denuncia e protesta.

 

Quei ragazzi che hanno prestato i loro volti sono stati attaccati duramente e senza pietà in ogni sede e in ogni dove; non hanno alcuna colpa che quella di aver recitato in un video. Se avessi avuto disponibilità economiche avrei ingaggiato attori ma, non avendole, ho ottenuto il loro favore di recitare per me nel video. Sono tutti dei ragazzi che hanno la propria vita, alcuni frequentano le scuole e non hanno inteso, al mio pari, inneggiare alla violenza o al vivere illecito. Credo che prima di lanciare anatemi e attribuire errate etichette sarebbe stato opportuno comprendere il senso del genere musicale e il reale messaggio del testo. Il mio nome d’arte è Glock 21 non perché inneggi all’uso delle armi o perché sia un violento: la mia Glock è la mia bocca e 21 sono le parole che devono uscire entro determinati battiti. I numeri Uno è riferito alla musica ed al fatto di poter emergere da Numeri 1 con questo strumento e non con la violenza o con la tracotanza. Un ultimo inciso: per tutti coloro i quali hanno potuto pensare che le armi fossero vere vorrei tranquillizzare sul fatto che sono le armi utilizzate nel Softair.

 

Ho ritenuto opportuno, una volta per tutte, fornire la mia versione dei fatti, quella autentica; a tutti coloro che hanno inteso attribuire significati reconditi al mio genere ed al mio pezzo dico solo una cosa: non attribuite false etichette e non vi erigete a moralizzatori. È troppo semplice condannare senza sapere. Continuerò a fare musica, non mi fermeranno di certo le vostre fantasiose ricostruzioni e i pindarici parallelismi, che in questi giorni avete reiteratamente sprecato. Non mi aspetto le scuse, credo le dobbiate prima a voi stessi. La nostra terra può riemergere solo se tutti insieme, ognuno con le proprie peculiarità e le proprie capacità, saremo capaci di sdoganarci dal falso moralismo, ammettendo i limiti mentali che abbiamo e reagendo allo stato di assopimento mentale, di paura e di omertà che ci attaglia. La musica è arte, in ogni sua forma e contenuto (anche quello apparentemente più inutile), e fin quando ci sarà arte ci sarà cultura e stimolo alla crescita ed alla reazione. Ognuno faccia la propria parte, io continuerò a fare la mia».

 

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