Tre colpi al cuore

L’attentato, la scomparsa del Psi e l’inchiesta della Dda: Sandro Principe si racconta nella sua autobiografia

VIDEO | Sala gremita per la presentazione del libro sulla vita del grande sindaco riformista di Rende: «L'idea mi è venuta durante il processo. Mi sono chiesto come sarei stato ricordato e ho deciso di raccontare questa storia»»

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di Massimo Clausi
1 ottobre 2022
12:30

Un illustre socialista diceva che la politica è sangue e m…a. Un altro illustre socialista ha vissuto sulla propria carne viva questo assioma. Si tratta di Sandro Principe che ha avuto una lunga e brillante carriera politica come sindaco, assessore regionale, sottosegretario di Stato.

Una carriera alla quale però si sono accompagnate molte amarezze per evitare la metafora di cui sopra. Le une e le altre Principe ha raccolto nel suo volume autobiografico “tre colpi al cuore” edito per i tipi di Pellegrini. Un’autobiografia che il vecchio socialista ha presentato l’atra sera in un noto hotel di Rende.


I tre colpi sono l’ingiusta vicenda giudiziaria che lo ha visto alla sbarra come soggetto contiguo alle cosche cosentina; il colpo di pistola in faccia ricevuto mentre inaugurava la chiesa San Carlo Borromeo a Rende. Il terzo colpo non è esplicitato nel racconto, ma emerge con prepotenza ovvero la scomparsa del glorioso Psi.

In platea lo zoccolo duro del nucleo storico socialista rendese, la generazione che a partire dagli anni ottanta ha portato avanti un'azione riformista ossessionata da un solo concetto: Rende non deve essere periferia. «Non perché - ha spiegato Principe - volevamo una stupida competizione con Cosenza, ma perché pensavamo Rende come città parte di un tessuto urbano più ampio».

Da qui allora tutte le iniziative che hanno portato alla costruzione di piazze, ville, scuole, biblioteche, musei. «Abbiamo realizzato 40 anni fa - dice Principe - quello che sta teorizzando ora Renzo Piano per rigenerare le periferie». Ma perché l'urgenza di scrivere questo libro? Principe, intervistato da Francesco Kostner, risponde senza infingimenti. La paura dell'oblio, dice, non tanto per la mia persona ma per una storia personale, collettiva e politica.

Un'urgenza perché in una società dove il famoso quarto d'ora di celebrità è diventato un lusso, ai giovani debbono darsi delle rotte per disegnare il loro futuro. «Mi sono posto il problema - dice l'autore del libro - proprio durante la mia vicenda giudiziaria. Allora mi sono chiesto come sarei stato ricordato e ho deciso di raccontare questa storia».

Un percorso dove pubblico e privato si sono continuamente intersecati. Da qui il ricordo del rapporto con un papà ingombrante come Francesco Principe, ma anche del nonno che gli ha insegnato il rigore e la puntualità e la nonna il valore della fede. Ma soprattutto i compagni con cui Principe ha compiuto un viaggio lunghissimo dalla campagna per il referendum sul divorzio del 1974 al Parlamento.

Il nodo più difficile ovviamente il rapporto col papà: «Essere un figlio d'arte è sempre un problema soprattutto in politica dove bisogna smarcare dalla percezione esterna di essere in qualche modo teleguidato».

Sandro ha provato ad emanciparsi dalle ombre del padre e tracciare una nuova strada riformista. In sala la gente applaude. Come dicevamo prima erano presenti tantissimi ex amministratori rendesi, tantissimi ex consiglieri. Qualcuno parla di prove generali di una lunga campagna elettorale. Una suggestione resa più forte dall’inizio della presentazione, offerto da un bel video che sulle note di “La storia siamo noi” di De Gregori mostrava le tante realizzazioni riformiste a Rende.

Può anche essere, ma il tema ieri almeno formalmente era un altro ovvero l'urgenza in Italia, un Paese che ormai sembra avvitato su se stesso, di una vera spinta riformista. In questo senso il libro vuole essere una sorta di monumento/documento.

Giornalista
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