La città di pietra, il Museo e le grotte di Zungri ripartono dopo il lockdown

Il direttore Pietropaolo illustra i nuovi progetti, dai lavori nell'area archeologica al percorso di accreditamento alla Regione: «Può essere volano di sviluppo per l'intera area del Poro»

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di Giusy D'Angelo
20 giugno 2021
06:35
Le grotte di Zungri
Le grotte di Zungri

Un luogo ricco di fascino, storia, bellezza. Il sito rupestre di Zungri riapre le porte dopo i lunghi mesi di lockdown, pronto a riaccogliere i turisti a partire da lunedì, 21 giugno. Per i visitatori, un viaggio esperienziale a ritroso nel tempo in grado di riconnettere l’uomo alla natura.

Le grotte degli Sbariati

L’insediamento si trova nell'immediata periferia del centro storico di Zungri, in località Fossi, sul costone esposto a sud-est della valle della Fiumara Malopera. L'agglomerato di case-grotte sembra risalire al X-XII secolo e l’intera area viene riconosciuta con il nome di “Valle degli Sbariati” (monaci venuti dall'Oriente, presumibilmente i primi abitanti del sito). Il sito si compone da un centinaio di grotte, di varie dimensioni e forme, occupa una superficie di circa 3000 mq ed è considerato un caso unico a livello regionale. Tant’è che Zungri viene spesso indicata come “La città di pietra” o la “piccola Matera di Calabria”.


Il Museo della civiltà contadina

Il Museo invece custodisce oggetti della cultura tradizionale locale dal XIX al XX secolo. I reperti vengono organizzati in diverse sezioni tematiche tra cui agricoltura, tessitura, forgiatura, abiti e arredi domestici. Negli ultimi mesi ha subito, come anticipato dal direttore Maria Caterina Pietropaolo, fresca di riconferma, un riallestimento con la messa in esposizione di altro materiale.

I numeri del sito archeologico

Con il tempo, il sito di Zungri ha ottenuto sempre più visibilità. Il numero dei turisti è stato via via crescente così come l’interesse dei media, delle riviste di settore e degli studiosi: «Il 2019 – conferma la direttrice Pietropaolo – è stato un anno meraviglioso. Da marzo a dicembre abbiamo staccato 35mila e 500 ticket paganti (a cui si devono aggiungere ospiti e residenti zungresi non paganti). Le iniziative – aggiunge – hanno richiamato qui centinaia e centinaia di visitatori. Poi è arrivata la pandemia». L’anno del Covid-19 ha costretto il sito a ridimensionare tutto, eventi compresi: «Da luglio a fine ottobre 2020, periodo delle nuove chiusure – evidenzia la professionista – abbiamo accolto oltre 15mila persone. I dati ci hanno confermato il maggior coinvolgimento di turisti locali e provenienti da fuori regione. È stato importante per noi».

Le iniziative

Programmare attività, con l’emergenza ancora mordente, diventa difficile. Ma l’area archeologica scalpita in attesa di poter concretizzare progetti chiusi nel cassetto da mesi: «Abbiamo tantissime idee- spiega la Pietropaolo – tra queste quella di proporre il nostro Stone festival, in grado di coinvolgere in prima persona i residenti di Zungri». Tra gli obiettivi, anche attività laboratoriali e giornate di pittura dedicate ai piccoli ospiti: «Tutto dipenderà dall’andamento dell’epidemia e dalla possibilità di organizzare iniziative in piena sicurezza a tutela dei visitatori e dello staff», rimarca.

L’accreditamento alla Regione e i progetti futuri

La lista e lunga. Ma l’insediamento rupestre è immerso in un percorso di valorizzazione da anni: «Puntiamo all’accreditamento del Museo alla Regione Calabria. Un riconoscimento – spiega la direttrice – che permetterà al nostro sito di accedere a finanziamenti regionali e nazionali. Un primo passo l’abbiamo ottenuto con un “riconoscimento parziale”, confermatoci nel mese di febbraio. Adesso lavoriamo per concludere l’iter e portare “a casa” questo importante risultato». Tra gli altri interventi, la messa in sicurezza dell’area archeologica tramite fondi destinati al dissesto idrogeologico. Inoltre il Comune guidato dal sindaco Francesco Galati ha recentemente firmato una convenzione con Calabria verde per sistemare l’intero percorso, zona sorgenti compresa.

L’interessamento del mondo scientifico

C’è un altro filone sul quale si sta marciando spediti. E riguarda in particolar modo la ricerca archeologica: «Col tempo – illustra la Pietropaolo - abbiamo cercato di smuovere il campo scientifico. Servono studi e campagne più incisive per la conoscenza del sito. Ad oggi abbiamo ipotesi ma queste teorie devono essere avvalorate da più prove. Per questo il coinvolgimento di archeologi e università è indispensabile. Per molti aspetti, l’insediamento rupestre è ancora avvolto nel mistero».

Le grotte, patrimonio da tutelare

Ma cosa rappresentano le grotte per Zungri? «Il sito è diventato parte integrante della mia vita. Sento questo posto mio e svolgo questo lavoro con grande passione», commenta Pietropaolo, legata all’insediamento dal 2013. La Valle degli Sbariati è un tesoro da proteggere, un sito identitario per le comunità locali: «È un processo lungo ma – conclude - l’insediamento ha tutte le carte in regola per diventare volano di sviluppo per Zungri e l’intera area del Poro». In occasione della giornata di riaperturà farà tappa nella città di pietra anche Dalila Nesci, sottosegretario di Stato per il Sud e la Coesione territoriale.

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Giornalista
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