La manifestazione

Mafia, a Cinquefrondi la Giornata della Legalità nel ricordo di Paolo Borsellino

L'evento ha avuto come filo conduttore la mostra fotografica itinerante “L'agenda ritrovata - I volti". È intervenuto in collegamento il fratello del magistrato ucciso a Palermo Salvatore: «Quelli che hanno sottratto l'agenda non erano mafiosi, ma uomini in giacca e cravatta, pezzi dei servizi deviati»

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di Redazione
21 agosto 2022
14:38
Uno scatto dall’evento
Uno scatto dall’evento

A Cinquefrondi, la Giornata della Legalità ha messo al centro del dibattito, che si è svolto tra i giardini del Parco Peppino Impastato, i trent'anni dalle stragi di Palermo, coinvolgendo, in un sabato sera di fine estate, con meteo incerto, un pubblico attento e un parterre di testimonianze di impegno civile che ha avuto come filo conduttore la mostra fotografica itinerante "L' agenda ritrovata - I volti" curata dall'Associazione Culturale L'Orablù di Bollate e sostenuta da Salvatore Borsellino e dal Movimento delle Agende Rosse e che segna in Cinquefrondi l'unica tappa calabrese.

Un viaggio partito da Palermo, dalla Casa di Paolo, ieri sede della farmacia della famiglia Borsellino, oggi presidio di accoglienza e di azioni di contrasto alle mafie  e che, con una staffetta, attraversando le regioni d’ Italia, tornerà a Milano, laddove è stata pensata e da dove cinque anni fa partì una ciclo staffetta, raccontata nei volti dei 21 pannelli espositivi, che riportò a Palermo una copia dell'agenda rossa sottratta al giudice Paolo Borsellino quel tragico 19 luglio di 30 anni fa.


«Un'agenda rossa che è la scatola nera della strage di Via d'Amelio - dice Salvatore Borsellino in collegamento da Palermo - e che se si riuscisse a trovare chi l'ha sottratta quel giorno mentre Paolo e i pezzi dei suoi ragazzi erano esplosi in via D'Amelio si potrebbe risalire agli assassini Paolo. Perché ucciderlo senza sottrarre quell'agenda non sarebbe servito a nulla - aggiunge il fratello del giudice Paolo Borsellino -. Chi sottrasse l’agenda non erano mafiosi, ma uomini in giacca e cravatta, pezzi dei servizi deviati che hanno portato avanti quella scellerata trattativa che oggi è motivata, purtroppo, nella devastante sentenza di Appello del processo di Palermo, non essere reato».

Un'iniziativa voluta dall'Amministrazione Comunale di Cinquefrondi e sostenuta dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria, seguita nella sua realizzazione dall' Assessora Giada Porretta e giunta alla terza edizione. Fermata da due anni di Covid, quest'anno in presenza e in remoto ha visto alternarsi interventi e testimonianze di chi ogni giorno ci mette la faccia e si sporca le mani per inseguire verità e giustizia e per un presente e un futuro libero da compromessi criminali.

«Un impegno che abbiamo preso anni fa come Amministrazione Comunale - dice Michele Conia, sindaco di Cinquefrondi - dedicando questa giornata alla legalità e alla giustizia sociale. Quest'anno l'abbiamo dedicata a Paolo Borsellino e all'agenda rossa e ad una serie di testimonianze, processi e percorsi. Perché è necessario -dice- fare memoria e ricostruzione. Avere il coraggio di parlare - continua Conia- perché il silenzio uccide quanto le lupare e i proiettili. Dobbiamo dunque avere il coraggio di metterci la faccia e da sindaco sono orgoglioso di avere qui questa mostra».

«Oggi non ci sono più alibi nella cittadinanza. Ci sono validi esempi, non solo di chi ha perso la vita, ma anche in chi ha fatto scelte significative - sottolinea Gaetano Saffioti, testimone di giustizia da 20 anni e sei mesi sotto scorta -. Il futuro dipende da noi di nostri comportamenti. Ho scelto di restare in Calabria e dare l'esempio. Questo deve essere un motivo per svegliare le coscienze. Ricordarci che la vita non è ciò che si fa ma come lo si fa».

«Importante parlare di mafie in un momento in cui questo tema è scomparso dall'agenda istituzionale e politica, - dice Michele Albanese, giornalista, anch’egli sotto scorta -. In questa giornata abbiamo la possibilità di ascoltare e di riflettere anche sulle motivazioni della sentenza della cosiddetta trattativa stato-mafia. Io spero – conclude- che nasca un pentito di Stato che ammetta ciò che è accaduto».

Una serata partecipata, attenta e a più voci, anche quella di Paolo Borsellino, nelle parole della lettera di commiato all'amico Giovanni Falcone lette da Arcangela Galluzzo. Una giornata della legalità segnata dalla presenza della vicaria del Prefetto di Reggio Calabria Maria Stefania Caracciolo, di Don Pino Demasi referente di Libera della Piana di Gioia Tauro, dal collegamento in remoto del presidente dell'Associazione Culturale L'Orablù, Walter Palagonia, dal Delegato per la Città Metropolitana e sindaco di Palmi Giuseppe Ranuccio e dall' intervento del docente Unical Giancarlo Costabile.

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