Memorie e speranze

Medici al tempo del Covid: «Prima angeli, ora insultati per i vaccini»

VIDEO | La riflessione del medico crotonese, Emilio De Masi, autore di un libro a cui affida riflessioni e speranze sulla sua professione: «La medicina non deve solo tutelare la salute, ma anche contribuire a perseguire la felicità»

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di Francesca Caiazzo
17 dicembre 2021
15:25

«Appena è esplosa la pandemia, il grande sacrificio non solo dei medici, ma anche degli operatori sanitari e degli infermieri, si è stagliato nella coscienza della società come una sorta di figura eroica, li chiamavano angeli. Poi, man mano che la situazione sembrava declinare verso il miglioramento, una parte della società, invece, mette in discussione le conquiste della medicina, l’utilità dei vaccini. Insulta persino i medici e gli scienziati che hanno provveduto a realizzarli».

C’è amarezza nelle parole del dottor Emilio De Masi, noto medico crotonese, col quale scambiamo qualche riflessione sul ruolo dei camici bianchi oggi, alla luce anche dell’emergenza sanitaria in corso. A margine della presentazione, a Crotone, del libro di cui è autore, Memorie e speranze di un medico, De Masi evidenzia questo «fenomeno contraddittorio» che diventa «un insulto alla storia, alle esigenze dell’umanità, perché come ha ricordato qualche scienziato illustre, sono esattamente i vaccini, non solo questi anti Covid, ma anche altri, che hanno salvato la storia e lo sviluppo dell’uomo».


Salute e felicità

Alle pagine del suo libro, il medico affida un messaggio: «La medicina, oggi più che mai, è chiamata a una vera e propria missione: non è solo un mezzo attraverso il quale tutelare la salute dei cittadini, che evidentemente è cosa scontata, ma deve anche contribuire a perseguire la felicità dell’uomo. Secondo quella che è la stessa definizione dell’Organizzazione mondiale della sanità, oggi, la salute non coincide solo con l’assenza della malattia, ma con uno stato di pieno benessere psico-fisico. Quindi se la medicina non è accreditata tra le funzioni istituzionali, ogni tipo di provvedimento, anche politico, rischia di essere affrancato dall’obbligo che c’è di guardare alle persone e alle loro vere esigenze. La medicina serve a questo, e questa è la speranza che vorrei indicare nel mio libro».

Il rapporto tra medico e paziente

È chiaro, che in una visione del genere, diventa fondamentale anche il rapporto tra medico e paziente, e la necessità di umanizzazione delle cure: «Questo è uno dei punti cruciali. Non c’è dubbio che vada riconquistata una dimensione umana di questa relazione, perché lo sviluppo tumultuoso della tecnologia – che certo è preziosa nell’individuazione di determinate diagnosi anche precocemente – è stato conquistato a scapito di quella rilassatezza, di quella confidenzialità che non possono smarrirsi del tutto, soprattutto in questa epoca».

Giornalista
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