I mulini della Vallata Gallico nel saggio “Tutto scorre”

Si tratta di un catalogo descrittivo e documentario di grande interesse storico. È stato presentato a Palazzo Campanella

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di Redazione
16 giugno 2019
10:36
Ruota di mulino, immagine di repertorio
Ruota di mulino, immagine di repertorio

E’ l’esito di una ricerca sul territorio durata dieci anni e condotta da studiosi che hanno agito con scienza e amore per i luoghi. Un saggio  ricco di annotazioni demo-etno-antropologiche e con un chiaro intento divulgativo che, attraverso le sue 459 pagine e un catalogo storico descrittivo e documentario, effettua una ricognizione sui mulini, i frantoi, le gualchiere, le seghe idrauliche dell’Aspromonte, soffermandosi specificamente sulla vallata del torrente Gallico a Nord di Reggio Calabria di cui rievoca la storia di una comunità. «E compie un’azione meritoria dal duplice significato: invita la politica e le classi  dirigenti a prendersi cura dell’ambiente e della sua salvaguardia e toglie dall’oblio un pezzo di storia della nostra gente che altrimenti rischiava di essere cancellato»: il consigliere regionale Giuseppe Neri ha introdotto così  la presentazione del volume “Tutto scorre” (panta rei: il celebre aforisma di Epicuro)  nell’aula Giuditta Levato di Palazzo Campanella. Presenti gli autori Domenico Malaspina e Antonino Sapone e l’editore Roberto Laruffa, che ha segnalato l’importanza di far conoscere la storia della Calabria grazie al coraggio di un’editoria che, però, ha bisogno, per continuare a fare il proprio lavoro in libertà, del sostegno pubblico. Lo riferisce una nota stampa. 

Il libro

Nel descrivere il volume come un «Libro di memorie, storico, pedagogico» Francesca Martorano dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria  ha specificato: «È anche frutto di un atto di protesta e di ribellione popolare:il presidio organizzato nel 2004 dal Comitato civico La Cartiera nel tentativo di bloccare la realizzazione dell’impianto di rifiuti nella contrada omonima. Una lotta per la tutela del patrimonio e dei valori che esprimeva, vinta dalla cittadinanza, che riuscì a impedire la costruzione dell’edificio. Purtroppo, il paesaggio fu intaccato per la distruzione degli agrumeti che non furono più reintegrati. Nel 2014  tutto ciò fu ricordato in una mostra e oggi abbiamo finalmente un testo scritto».

 

La valenza storica

La recensione che più conferisce al volume autorevolezza e ne garantisce la metodologica scientifica è stata svolta dal prof. Giuseppe Caridi dell’Università di Messina, presidente della Deputazione della storia patria della Calabria e saggista di successo (l’ultimo suo lavoro: “Alfonso il Magnifico”, il re del Rinascimento che fece di Napoli la capitale del Mediterraneo). Caridi ha ricostruito, da par suo, la proprietà delle famiglie attive nell’azione molitoria  e la cronologia (nascita e durata) delle 36 macchine idrauliche identificate (si noti che a fine Ottocento le macchine segnalate sulla carta idrografica d’Italia erano soltanto 20)  e l’esatto posizionamento di quelle ancora esistenti. Ha riconosciuto l’intelligenza  della casa editrice Laruffa nell’editare il libro ed ha detto che «si tratta di un  volume di straordinaria importanza che ricostruisce sotto il profilo topografico e architettonico, anche con cospicui riferimenti documentati, le vicende delle macchine idrauliche della vallata del Gallico».

Le foto contenute

Coadiuvati da un suggestivo apparato fotografico, gli autori si sono intrattenuti sull’immenso lavoro condotto in dieci anni fra gli  archivi e la sterminata  bibliografia, senza tralasciare le testimonianze degli anziani di quando in Aspromonte e nella vallata del Gallico i “mulinari” erano un pezzo preponderante di un’economia agricola fiorente. Ha sottolineato Domenico Malaspina: «Abbiamo potuto sovrapporre molte cartine storiche che abbiamo ritrovato in archivio alle carte più moderne il che ci ha consentito  varie analisi». Quindi il contributo di Antonino Sapone: «Non è stato un lavoro facile, ma gli appunti che vado prendendo da anni  non potevano restare al chiuso della mia stanza. Così abbiamo reso possibile la pubblicazione di un  libro che  non deve restare negli scaffali delle librerie. Citando lo storico Augusto Placanica, il giornalista Romano Pitaro ha detto che «la storia della Calabria non si mostra, perché spesso di quel passato non è rimasta traccia. E’ mancata non solo alle classi dirigenti, ma anche alle comunità il gusto di guardare e provvedere a un domani più alto». Il consigliere regionale Neri, infine, ha proposto, «considerata la valenza del libro e l’utilità che può derivare per le  comunità, la realizzazione a Palazzo Campanella di una mostra che sia da stimolo per una discussione senza rete da cui possa nascere una proposta che rimedi agli errori del passato e rilanci le ragioni dell’Aspromonte e del territorio reggino».

 

 

 

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