“Muori cornuto”, la storia del calabrese che tentò di uccidere Roosevelt

Il libro, edito Pellegrini, nato dalla penna dell’attore Peppino Mazzotta e del giornalista Arcangelo Badolati, ripercorre la vicenda umana di Giuseppe Zangara che progettò l’attentato a Miami contro il presidente degli Stati Uniti. Sbagliò bersaglio colpendo il sindaco di Chicago che morì dopo qualche giorno

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di Redazione
23 luglio 2019
12:33
Giuseppe Zangara
Giuseppe Zangara

La vita del calabrese che tentò di uccidere il presidente degli Stati Uniti Franklyn Delano Roosevelt. La raccontano, nel libro "Muori cornuto. Giuseppe Zangara, l'uomo che tentò di uccidere il presidente Roosevelt", edito dalla Pellegrini, l'attore Peppino Mazzotta, interprete dell'ispettore Fazio nella fiction del commissario Montalbano ispirata ai romanzi best seller di Andrea Camilleri, ed il giornalista e scrittore Arcangelo Badolati, considerato uno dei massimi esperti di criminalità organizzata.

 

La storia di Giuseppe Zangara

Il libro racconta la storia di Giuseppe Zangara, il calabrese che tentò di uccidere il presidente degli Stati Uniti Franklyn Delano Roosevelt, ferendo mortalmente il sindaco di Chicago Anton Cermak. Zangara era nato a Ferruzzano, in provincia di Reggio Calabria, un'area del Paese molto povera. Rimasto orfano a soli due anni dopo che la madre morì di parto, Giuseppe fu costretto sin da bambino a lasciare la scuola ed a lavorare nei campi. Il padre, che più tardi si risposerà, lo trattava come uno schiavo, riservandogli poco affetto. Zangara, accudito dalla nonna materna, fu chiamato a combattere sul fronte del Carso durante il primo conflitto mondiale e, una volta finita la guerra, a 21 anni fu richiamato sotto le armi per prestare il servizio militare. Dopo la leva, decise di emigrare negli Stati Uniti, dove già si trovava un suo zio materno, Vincenzo, stabilendosi a Paterson, nel New Jersey. Costretto, dunque, come milioni di altri calabresi a cercare fortuna all'estero, Giuseppe non ci riuscì, caratterizzandosi per una condizione di sostanziale infelicità che lo accompagnerà per tutta la vita.

Il progetto di uccidere Roosevelt

Con la convinzione che il mondo è dominato solo dai ricchi e dai capitalisti, pronti ad approfittare della gente povera e sfortunata. Fu questo il motivo che lo spinse a progettare l'assassinio dell'allora presidente degli Stati Uniti, Franklyn Delano Roosevelt, massimo rappresentante, a suo parere, del capitalismo mondiale. Nell'attentato organizzato a Miami, Zangara sbagliò però il bersaglio, colpendo il sindaco di Chicago, Anton Cermak, che morì alcuni giorni dopo. Per l'attentato Giuseppe fu condannato alla sedia elettrica e la sentenza venne eseguita nella prigione di Raiford nel 1933. Anche nel momento dell'esecuzione, mostrò però dignità e coraggio, denunciando pubblicamente le ingiustizie subite nel corso della vita ed inneggiando a tutti i poveri del mondo. La vicenda di Zangara è ricostruita nel volume di Mazzotta e Badolati sulla base del diario che l'attentatore di Roosevelt scrisse durante il periodo della detenzione. Nel racconto sono inseriti elementi di fantasia e personaggi che arricchiscono le vicende di colore e di sfumature. Scopo del volume, secondo i due autori, é quello di fare conoscere la figura di un "ribelle" che interpretava il disagio profondo di milioni di persone che, nel secolo scorso, hanno subito soprusi e ingiustizie sociali.

 

 

 

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