Paola, guerra di loghi sul V centenario di San Francesco

Il campanilismo annienta anche i grandi eventi: in occasione dell'anniversario della canonizzazione del santo ognuno cerca di mettere il cappello sulla ricorrenza usando il proprio “marchio”. Intanto i fondi mancano

di Redazione
22 gennaio 2019
20:07
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San Francesco di Paola
San Francesco di Paola

L’ultimo centenario che la nostra generazione potrà celebrare sarà, come è stato per tutti gli altri, un anniversario privo di comunione d’intenti. Messaggi che dimostrano realtà scollegate, frantumate e fittizie già s’intravedono in chi si sta prodigando, timidamente e con i propri mezzi a disposizione, a festeggiare, il prossimo 1 maggio 2019, il V Centenario della Canonizzazione di San Francesco di Paola. Più numerosi sembrerebbero coloro che stanno facendo passare in cavalleria l’evento.


1416-2016, 600 anni dalla nascita del Santo.
1513-2013, 500 anni Sua beatificazione.
1507-2017, 500 anni dalla Sua morte.
1519-2019, 500 anni dalla Sua canonizzazione.


I quattro grandi eventi citati hanno dimostrato, e stanno dimostrando, quanto le realtà che avrebbero dovuto e dovrebbero onorarli e governarli, peccano. Di superbia? Di presunzione? Ognuno pretende di meritare per se stesso una posizione da protagonista rispetto agli altri, la boria si manifesta in quella comunione di intenti che manca e non si vuole costruire, così come negli ultimi anni è stato ampiamente dimostrato, non solo per eventi simili.
Eppure San Francesco di Paola è venerato dovunque, in Italia e all’estero i suoi devoti oltre Pollino e oltre Stretto gli rendono onori che fanno impallidire chi si “impegna” nella sua terra.


L'adesione a una forma condivisa di organizzazione che leghi le coscienze a uno specifico intento, specie se trattasi di anniversario, di evento religioso da celebrare con la comunità, oltre alla condivisione della propria fede, rilancerebbe il territorio e l’economia che insiste su di esso. Fungerebbe da volano economico culturale del quale tutta la comunità potrà godere. E invece no, ognuno con i suoi paraocchi fa da sé. E non bastano esempi fulgidi di realtà, anche vicine a noi, che da eventi simili stanno continuando a raccogliere consensi e a crescere creando economia, lavoro, opportunità per territori che prima erano dimenticati dai più.

La collezione di loghi, siamo a 3

Realtà scollegate e frantumate, per l’anniversario, hanno già partorito ben tre loghi, altri verranno certamente alla luce nelle prossime settimane. Il Comune di Paola ha approvato con delibera di giunta dell’agosto 2018 un corposo e lungimirante progetto ma non è dato sapere quali mosse siano state effettuate per il reperimento dei fondi. Inoltre una conferenza stampa ha presentato il logo dell’evento realizzato da professionisti.


Il santuario di San Francesco di Paola, di Paterno Calabro, ha anch’esso presentato il suo di logo, sempre per lo stesso evento, il 10 dicembre 2018. Il santuario di Paola non è dato sapere quando e se abbia presentato un logo ma da qualche giorno, sulla sua pagina Facebook ve n’è uno. Si attende che anche la Provincia di Cosenza, come fece altre volte, realizzi il suo logo, altri ne arriveranno. È che ci si ferma ai loghi, costano poco (o non costano), e il resto? È l’ennesima prova, se qualcuno ne stesse ancora cercando altre, di una mentalità che abbraccia campanili e stenta a condividere, a unire. Eppure dai pulpiti, laici e religiosi, le omelie sono sempre più spesso infarcite di esortazioni alla partecipazione, alla condivisione, all’aiuto e alla fratellanza.


I 500 anni dalla canonizzazione di San Francesco di Paola sono alle porte e non s’intravedono intenti costruttivi. L’1 maggio 2019 sarà come l’1 maggio di sempre, l’inizio di una celebrazione che durerà fino al 4. Perché l’1 maggio 1519 San Francesco fu dichiarato ufficialmente Santo “per voce di tutti”, di quel popolo che spinse affinché la Chiesa, dopo aver riconosciuto le gesta del calabrese illustre, ne permettesse la venerazione. Nel 1519 la notizia giunse a Paola solo il 4 maggio, ecco perché i festeggiamenti durano tanto; in quei giorni si verifica quel “turismo di ritorno” che concede una boccata d’aria, di casa propria, ai tanti emigrati. Molto di più, un’organizzazione mirata e professionale, coordinata e condivisa, potrebbe creare, non solo nei quattro giorni canonici ma durante tutto l’anno e gli anni a venire.


Quel ritardo di comunicazione del 1519, amplificato oltremodo, si registra ancora oggi, 500 anni dopo. Poco o nulla è in cantiere, l’infervorarsi nelle settimane prossime al fatidico periodo sarà il solito copione. Oltre a non essere pronti si è soli, ci si dimena senza mettere in atto quella comunanza con altri che farebbe di questa fetta di Terra un luogo più felice. La scarsa progettualità insita negli enti pubblici locali è uno degli ostacoli a tali opportunità, come lo è la scarsa propensione all’individuazione di professionalità tali da poter affrontare eventi come questo. L’assordante silenzio e l’inerzia amministrativa, i paraocchi e la presunzione, nonché il becero campanilismo, contribuiscono a non rendere attrattiva una terra già attraente in sé, non da ieri ma almeno da quando un Minimo fu protagonista di eventi storici importantissimi della complessa scena politica dell’Europa del XV secolo.

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