Il confronto

Tropea, gli effetti giuridici della pandemia al Festival di diritto e letteratura

VIDEO | La nona edizione della kermesse che si tiene a Palmi sbarca nel borgo vibonese per un confronto tra giudici, avvocati, costituzionalisti e insegnanti 

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di Agostino Pantano
22 aprile 2022
06:28

Ha fatto tappa anche a Tropea la 9° edizione del Festival nazionale di diritto e letteratura città di Palmi. All’interno della bellissima Cappella dei Bianchi di San Nicola, sul tema degli effetti giuridici della pandemia hanno dibattuto giuristi e costituzionalisti, su iniziativa dell’istituto scolastico Galluppi che è partner della kermesse. Dopo i saluti del sindaco Giovanni Macrì, è toccato al giudice Ilario Nasso – referente del Festival – focalizzare la necessità avvertita dagli organizzatori. «Nell’epidemia di opinioni – ha detto – si corre il rischio che chiunque abbia una posizione diversa, o ritenuta non il linea, venga visto come un untore.

Invece noi vogliamo riportare il dibattito giuridico sui binari giusti, ovvero su quello dei diritti veri sanciti dalle leggi e della Costituzione». Il riferimento è poi andato in maniera specifica sulle modalità attraverso cui si è arrivati alla vaccinazione di massa, argomento caldo nei mesi scorsi, diventato anche terreno di scontro ideologico. «Tutti hanno diritto ad avere una difesa – ha argomentato Francesco De Luca, presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Vibo Valentia – ma io avrei non pochi imbarazzi a difendere qualcuno che non accetta di vaccinarsi in nome di un presunto diritto. Abbiamo atteso così tanto il vaccino, che per me si porrebbe un dilemma professionale che mi orienta a dire più no che si ad un eventuale patrocinio del  genere».


Dopo gli interventi del dirigente scolastico Nicolantonio Cutuli e della referente del progetto Michela Ruffa, è toccato al costituzionalista Antonio Saitta – docente dell’università di Messina – tirare le somme del dibattito. «L’obbligo è stato istituito con forme tutt’altro che autoritarie perché il diritto non è mai una forma assolutistica – ha detto – la base giuridica è ben piantata nella Costituzione, dove si precisa che il diritto alla salute è sempre da intendere come interesse collettivo, invocando quindi il senso di responsabilità dei cittadini chiamati a fronteggiare il dilagare dell’epidemia».      

Giornalista
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