Vibo, rudere messo all'asta dalla Provincia. L’archeologa: «A rischio un tesoro collettivo»

Anna Rotella mette in guardia dal possibile depauperamento di un sito inserito a pieno titolo «in un sistema del sacro greco legato alle acque. Da lì - ricorda - passa la via sacra tra il Cofino e Scrimbia»

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di S. M.
8 giugno 2020
17:50

Un’operazione che suscita preoccupazione per le sorti del patrimonio storico-culturale cittadino. L’annuncio dell’asta per la vendita di un compendio immobiliare di proprietà della Provincia di Vibo, nel cuore di un’area di estremo interesse archeologico come quella che insite tra il Tempio del Cofino e località Scrimbia, ha fatto sobbalzare sulla sedia gli addetti ai lavori.

Tra questi Anna Rotella, eminente voce dell’archeologia calabrese. La prima a ravvisare i rischi connessi alla vendita del vecchio rudere sito in via Gioacchino Murat a ridosso del serbatoio “Tiro a segno”. Località, come ricorda l’esperta, nel cuore di un «sistema del sacro legato alle acque» le cui evidenze sono ben presenti nelle immediate vicinanze.

«Proprio da lì – ha spiegato l’autorevole archeologa a Il Vibonese -, a parere di numerosi studiosi, passa la via sacra di collegamento tra le località Cofino e Scrimbia. Ed è quello, certamente, un luogo che vale la pena di indagare approfonditamente. Sorprende – ha aggiunto – che nell’avviso dell’asta non sia stata contemplata nessuna indicazione sulla futura destinazione d’uso dell’immobile e che non si ricorra, prima di qualsivoglia iniziativa, ad un’azione di archeologia preventiva che chiarisca nel dettaglio il valore storico-culturale del sito. Anche perché, poco lontano da lì, in via Romei, fin dal 2003 tutti i cantieri privati sono stati indagati dalla Soprintendenza che ha rinvenuto significative situazioni legate al sacro greco».  

Quindi, «nel momento in cui quest’area passa da demaniale a pubblica e da qui ad un privato, il rischio è che le azioni future escludano un utilizzo pubblico e culturale di quel bene. Andrebbe contemplato un suo utilizzo pubblico da parte della Provincia o quantomeno andrebbero considerate delle clausole che impegnino il futuro acquirente in direzione di una valorizzazione pubblica del bene. C’è tempo per correggere il tiro e, vincolando il bene ad un utilizzo pubblico, si avrebbe anche la garanzia di un’operazione limpida e trasparente».

 

Ma perché quell’area non è stata mai presa in considerazione nei termini sollevati dall’archeologa solo oggi di fronte alla procedura avviata dalla Provincia? «È stato un errore –  ammette Anna Rotella -. Per tanti anni si è pensato che tutto il patrimonio pubblico fosse al sicuro, in una botte di ferro. E la Soprintendenza, sentendosi parte di quel “pubblico”, non ha mai avvertito l’urgenza di intervenire. Si tratta di un’interpretazione erronea – ribadisce -, che mostra i suoi grossi limiti ogni qual volta un ente pubblico che ha la disponibilità del tale bene ne dispone come meglio crede. E in questo senso quello che è accaduto in via Paolo Orsi è quantomeno emblematico. Ma se oggi la Provincia vende, per quanto abbia l’esigenza di fare cassa, devi porsi il problema della destinazione d’uso di un sito ad alto valore archeologico. Se non è stato considerato questo aspetto, noi diciamo: fatelo adesso! Dopo tanti anni di amore per questa meravigliosa città, sapere che un privato possa intervenire su quell’area senza troppi scrupoli, è una cosa che mi stringe davvero il cuore».    

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