Zalone e Vibo Valentia, la gente si divide sul battuta del film Tolo Tolo

VIDEO | C'è chi apprezza e chi no la linea buonista della Limardo dopo la "battuta terribile" sulla città

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di Agostino Pantano
10 gennaio 2020
20:47
La locandina di Tolo Tolo a Vibo Valentia
La locandina di Tolo Tolo a Vibo Valentia

Record ai botteghini e polemiche politiche che, a Vibo Valentia, diventano anche una spassosa querelle: il film di Checco Zalone ha degli ingredienti inediti che creano divisioni specie in Calabria.

Infatti, i vibonesi si schierano dopo la scelta del sindaco Maria Limardo – che approfittando di quella che anche lei definisce “una battuta terribile” dentro la pellicola – ha invitato l’attore di “Tolo Tolo” a visitare la città per apprezzarne le cose belle.

C’è chi apprezza il primo cittadino in versione Re Mida, che ha rintuzzato lo “spirito vendicativo” del suo consigliere Putrino – trasformando in marketing territoriale il riso amaro della scena in cui Checco parla male di Vibo Valentia – e c’è chi invece l’attacca, affermando che sarebbero altri i problemi di cui l’amministratrice dovrebbe occuparsi.

Insomma, una storia che si evolve di genialata in genialata – oltre al sindaco questa volta “buono” contro chi dice che il porto cittadino “non è dignitoso” per gli sbarchi dei migranti, anche l’attore che aveva anticipato la battuta nelle interviste precedenti all’uscita nelle sale – con i vibonesi che si dividono e qualcuno se la prende: «Nell’ultimo film aveva parlato bene di Polignano, mentre su Vibo Valentia infierisce».

Questione d’onore e di risate, insomma, che al netto del botta e risposta che va avanti da giorni – amplificato dai social, certamente, ma anche dai titoli dei giornali – non dovrebbe far dimenticare che nel recente passato un corto circuito tra Municipio e accoglienza difettosa pure c’è stato.

L’indagine Rinascita Scott l’ha ufficializzato che nella passata consiliatura c’era una banda criminale che lucrava sulle sepolture delle salme dei migranti morti durante la traversata. Forse anche per questo, ironia amara, c’è chi non dà torto a Zalone quando nella parte della pellicola incriminata pretende «un po’ di dignità».

Giornalista
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