Alla Calabria solo le briciole degli investimenti sullo spettacolo, così si rischia di perdere l’ultimo treno

Il ritratto impietoso tra Nord e Sud emerge dal rapporto presentato da Svimez e MeD Campania. Dai fondi Fus, distribuiti a macchia di leopardo, all’incognita di un Fondo per il Mezzogiorno che potrebbe restare un’utopia

di Alessia Principe
24 maggio 2021
21:08

Un treno che passa solo in alcune stazioni e in altre va veloce quasi senza fermarsi. A bordo, in prima classe, il Nord ci sta comodo, il Sud, relegato alla coda stretta e angusta, un po’ meno ad accusare di più i cigolii di una strada piena di curve. Da un focus sulla musica e la danza, organizzato da MeD Campania (Associazione sistema musica e danza), con la partecipazione di Agis Campania e Svimez, al Sud lo Spettacolo sembra destinato a stare a guardare da un angolo il banchetto apparecchiato per altri invitati.

Il presidente dello Svimez, Adriano Giannola, è stato chiaro: le occasioni le abbiamo perse tutte, la previsione sulla crescita del Pil 2021 è stimata al 4,5% per Nord e Centro e all’ 1,2% per il Sud. In sintesi: cronaca di un fallimento annunciato.


Ultima chiamata

Il Recovery Plan, ultima scialuppa rimasta per salvarsi dal naufragio, non ha spazio per tutti. «Stiamo affondando – ha detto Giannola -. L’Europa ora ci chiede di rimetterci in moto e non arriveranno soldi se non modificheremo le nostre cattive abitudini. Non possiamo tornare alla stagnazione del Paese e ad una eutanasia del Mezzogiorno riducendo l’Italia ad una prospettiva geografica. Di occasioni ce ne sono state tante e le abbiamo perse tutte».

Un problema, ça va sans dire, politico. «L’autonomia di alcune regioni quali la Lombardia, il Veneto e l’Emilia-Romagna, che si definiscono locomotive del paese Italia, ha distrutto il mercato interno e di conseguenza ha affossato il resto del Paese che ha perso 30 punti rispetto all’Unione Europea. Se tempo fa potevano definirsi regioni centrali e di spinta ora sono regioni che minano la crescita e lo sviluppo dell’Italia».

Che faremo con i soldi europei?

È forse un problema di progettualità? Di lungimiranza? C’è un’incapacità di fondo o forse tutto muove da una banale mancanza di volontà? Cosa serve per far decollare un settore come lo spettacolo che ha nel Sud un cuore pulsante universalmente riconosciuto?

Dal rapporto, stilato incrociando dati e territori, è emerso quanto la mancanza di infrastrutture necessarie alla produzione e alla distribuzione, pesi non poco sul mercato nazionale ed internazionale.

Ma la domanda di fondo resta una: delle risorse offerte dal Recovery Plan cosa se ne farà? Che impatto avranno sul Sud e lo Spettacolo? Sarà forse l’occasione giusta per creare quel Fondo per il Mezzogiorno che attraverso incentivi mirati possa creare un giusto riequilibrio tra regioni?

Una bilancia sbilanciata

«La percentuale di stanziamento Fus (Fondo unico per lo spettacolo) Musica 2019 – ha spiegato Gabriella Stazio, direttore artistico Movimento Danza - si suddivide in 202 soggetti finanziati al Nord, pari al 78,26 per cento; 83 al Sud-isole pari al 21,73 per cento». E per quanto riguarda il Fus Danza sono 16 le regioni beneficiate di cui 12 al Nord e 4 al Sud. E non solo: Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Lombardia ricevono complessivamente il 59,10 % dei fondi assegnati secondo un meccanismo che premia solo e soltanto il Nord. Niente di nuovo sotto il sole.

Anche le banche hanno i loro territori elettivi. Parlando di Art Bonus, e di Fondazioni Bancarie, che rappresentano la fonte più cospicua di donazioni, è sempre il centro Nord la meta preferita, capitanato dalla Lombardia con 175.073.257 euro raccolti per 3.235 mecenati. Sotto il milione di euro galleggia la Calabria.

La musica non cambia

Da una panoramica sui dati Fus del 2019, i contributi statali stanziati per il settore musica appaiono notevolmente sbilanciati, dipingendo due Italie come parti di Stati diversi. Ad esclusione delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, su 285 soggetti finanziati nel settore musica: 118 si trovano nel Nord Italia, pari al 51,63 % dello stanziamento in termini economici, 84 nel Centro (26,63%), 83 nel Mezzogiorno (21,73%) di cui 60 nel Sud (13,76 %) e 23 nelle Isole (7,97 %).

Nei Teatri di Tradizione, su 26 soggetti finanziati: 16 si trovano al Nord, pari al 64,86 % dello stanziamento, 5 al Centro, pari al 18,22 % dello stanziamento, 5 nel Mezzogiorno, solo 2 nel Sud con il 3,72 % dello stanziamento e 3 nelle Isole con il 13,20 % dello stanziamento.

I palcoscenici dimezzati

Per quanto concerne l’analisi del Fus Danza 2019 pari a 10.810.631 euro, emerge Basilicata e Calabria non beneficiano di alcun sostegno. A poter godere dei finanziamento sono in tutto 16 regioni: 12 sono collocate a Nord e Centro, 4 regioni nel Mezzogiorno. Non cambia di molto il discorso per quanto riguarda l’esistenza di Centri di Produzione della danza. In Italia sono solo 4: 3 al Nord/Centro ed 1 nelle Isole;

Anche il settore teatrale non è più ricco. Il Nord conta 133 beneficiari (pari al 43,61% dei beneficiari complessivi) e riceve il 52,42% del contributo, il Centro vede 106 beneficiari (pari al 34,75% dei beneficiari complessivi) riceve il 28,55% del contributo, il Mezzogiorno ha in lista solo 66 beneficiari (40 beneficiari al Sud e 26 nelle Isole).

Indietro tutta

Pierpaolo Bonaccurso, coordinatore per la Calabria della Federazione Italiana Artisti parla di una coperta troppo corta e di un ritardo cronico che non ci permette di recuperare un gap sempre più ampio. «Il vero problema sono i ritardi della Regione. Quando si presenta istanza per i finanziamenti noi dovremmo avere un capitolato dedicato a noi, perché lo Stato finanzia con il co-finanziamento delle regioni e dei Comuni. In Emilia e Lombardia funziona così. Noi qui siamo in ritardo di un anno e mezzo, pensi che stiamo ancora aspettando gli esiti del bando dei festival 2020. Certo, guardando ai numeri, non possiamo che restare senza fiato: la Calabria percepisce un misero 0,2% dei fondi statali. Quello che ho chiesto anche al ministro, visto che noi non riusciamo a stare al passo con gli altri, è che lo Stato trovi una modalità per permettere alla Calabria di avere comunque finanziamenti più ampi».

 

Giornalista
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