Reggio Calabria, autoscuole in protesta contro le linee guida del governo

I centri contro le disposizioni per le riaperture che prevedono lo svolgimento degli esami per le patenti solo all’interno delle motorizzazioni

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di Gabriella Lax
28 maggio 2020
07:18
Reggio Calabria, protesta delle autoscuole
Reggio Calabria, protesta delle autoscuole

Protestano le autoscuole reggine. Ieri pomeriggio un’altra manifestazione, dopo quella di qualche giorno fa, si è svolta davanti alla Motorizzazione civile a Pentimele di Reggio Calabria. Titolari e gestori delle scuole guida della città dello Stretto si sono dati appuntamento cartelloni alla mano con lo slogan #iorestoinautoscuola perché la richiesta è proprio quella di poter svolgere in sede gli esami di teoria e non alla motorizzazione.

Il punto focale delle proteste sono le linee guida del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che prevedono di far espletare gli esami teorici per le patenti all’interno delle Motorizzazioni civili e non nelle sedi delle scuole guida.

Reggio Calabria come Napoli, Verona ed altre città d’Italia in cui titolari e istruttori hanno manifestato e criticato aspramente le nuove regole emanate per l’esame di guida, che prevedono un sensibile prolungamento della durata per gli interventi di sanificazione. Spese che ricadono interamente sulle autoscuole e inevitabilmente finiranno per ripercuotersi sui clienti.

Come spiegato da Confarca, la richiesta è quella di inserire nelle linee guida ministeriali la possibilità di far svolgere in via temporanea gli esami teorici all’interno delle sedi delle scuole guida, come avviene di norma. Per il resto, l’unica nota positiva da registrare è che dal 20 maggio scorso sono riprese le lezioni nelle autoscuole, naturalmente con un numero limitatissimo di allievi e rispettando rigidamente i protocolli relativi alle distanze.

Dal 4 maggio scorso i centri avevano riaperto ma senza poter prestare servizi (lezioni teoriche o pratiche), sono i rinnovi, per chi avesse deciso di farli. Quello che chiedono è avere certezze sul futuro prossimo e sulle modalità e le possibilità lavorative per una categoria che dopo due mesi di stop è sull’orlo del baratro e per la quale, al momento, non sono previsti aiuti particolari da parte dello Stato.

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