Call center, lavoratori Abramo in agitazione: «Stipendio in ritardo»

L'azienda ha comunicato alle organizzazioni sindacali di non essere nelle condizioni di liquidare puntualmente le spettanze di febbraio. I dipendenti protestano: «Prestazioni garantite anche in tempo di coronavirus» 

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24 marzo 2020
16:54

Con brevissimo preavviso la Abramo Customer Care ha comunicato alle organizzazioni sindacali di non essere nelle condizioni di poter rispettare la data del 25 marzo per il pagamento delle spettanze di febbraio agli operatori dei call center, che pure hanno garantito le proprie prestazioni nonostante l’emergenza coronavirus.

Crisi ingiustificata

«Le segreterie sindacali hanno ricevuto la nota dall’azienda soltanto nella serata del 23 marzo – dice Mirko Ragusa, rappresentante della sigla Rsu Slc della Cgil - La Abramo Customer Care non ha fornito alcuna spiegazione: fino ad oggi il personale ha regolarmente lavorato per cui di sicuro non si può imputare all’attuale stato di pandemia alcun tipo di crisi del gruppo. La comunicazione di Abramo vale per tutti i call center sparsi sul territorio. Abbiamo già dichiarato lo stato di agitazione e siamo pronti anche allo sciopero».

Risposta tardiva al coronavirus

Le organizzazioni sindacali avevano già lamentato ritardi nel percorso di remotizzazione e di attuazione dei protocolli di sicurezza relativi al diffondersi del Covid 19. Adesso l’ulteriore tegola preoccupa i lavoratori, già messi a dura prova dalla fase emergenziale attraversata dal paese. «Anche sotto questo aspetto abbiamo dovuto battagliare per ottenere l’applicazione delle misure anticontagio».

Solidarietà dal Forum Pd Cosenza

All’appello delle organizzazioni sindacali si unisce in queste ore il Coordinamento Forum PD Cosenza: «La Abramo ha comunicato con vergognoso ritardo, di non essere in grado di deliberare una data certa per il pagamento dello stipendio di febbraio – si legge in un comunicato - Questa scellerata situazione va ad aggiungersi al ritardo delle attuazioni dei protocolli di sicurezza per i proprio lavoratori che si affianca alla mancata possibilità per gli stessi, di svolgere il proprio lavoro da casa tramite smart working. Vista l’emergenza sanitaria ed economica che l’Italia si trova ad affrontare è doveroso, ancor di più, garantire i diritti e la sicurezza dei lavorati. Per questo motivo ci auguriamo che questa delicata situazione venga risolta al più presto».

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