Regina dell’agroalimentare

Cipolla Igp di Tropea, la “rossa” simbolo della Calabria nel mondo: in 10 anni produzione decuplicata

Il 30% del prodotto viene esportato all'estero, mentre gli accordi con le grandi multinazionali e la visibilità mediatica permettono un grande ritorno di immagine per la nostra regione e un volume d'affari che si aggira sui 30 milioni all'anno

di Carmen Bellissimo
20 ottobre 2022
09:49

La cipolla Igp di Tropea regina dell’agroalimentare italiano. La “rossa” calabrese, infatti, ha decuplicato in dieci anni la sua produzione con 300mila quintali all’anno e un volume di affari stimato in 30 milioni di euro. Nel settore dell’ortofrutta italiano è seconda solo alle mele del Trentino per quantità raccolta.

107 produttori, 15 confezionatori, 6mila addetti alla raccolta su 2000 ettari di terreno, lungo la costa che va da Nicotera a Fiumefreddo Bruzio, comprendendo le provincie di Vibo Valentia, Catanzaro e Cosenza, dove il bulbo si coltiva da quattromila anni: la cipolla rossa di Tropea Igp è entrata nella grande distruzione nazionale e nei mercati all’ingrosso.


Il 30% della produzione complessiva è destinata ai mercati esteri, soprattutto al nord Europa (Germania, Francia, Svizzera, Austria e Regno Unito), «ma non di più, data l’enorme richiesta interna», spiega al Sole 24 Ore Simone Saturnino, responsabile della vigilanza sui mercati per il consorzio che tutela l’ortaggio.

Ma la coltivazione della “Signora Rossa” trionfa principalmente nel cuore della Costa degli dei, tra i terreni freschi e sabbiosi baciati dal mare e il particolare microclima che la rendono unica e inimitabile. Le coste vibonesi e calabresi che la “curano” la rendono un singolare ecotipo, che se venisse coltivato altrove, senza l’interazione di fattori genetici, climatici e pedologici (che ne determinano le eccelse peculiarità organolettiche) non riuscirebbe a divenire il patrimonio che invece è.

La certificazione Igp ne garantisce i fattori genetici, climatici e pedologici, che ne determinano la dolcezza del sapore. «Se cambia uno solo di questi fattori – spiega Saturnino – il prodotto non è più lo stesso, perdendo le sue qualità fisiche, chimiche e organolettiche». Il suo target è un consumatore alla ricerca della qualità, cultore della dieta mediterranea, che della cipolla calabrese conosce il gusto e i benefici: è antisettica, anestetica, diuretica. Regola il tasso di colesterolo nel sangue e riduce il rischio di diabete. Così si è disposti ad acquistarla a due euro al chilo. Sulle confezioni è sempre raffigurata la rupe di Tropea e il Santuario benedettino di Santa Maria dell’Isola.

Mille quintali all’anno sono destinati alla catena McDonald che ne fa una salsa per il panino My Selection Bbq, fra i più venduti (con carne bovina da allevamenti italiani, formaggio Gouda, bacon, insalata, salsa barbecue alla cipolla di Tropea Igp e aceto balsamico di Modena Igp): una scelta commerciale con cui la più grande catena di fast food al mondo ha voluto affiancare le eccellenze del comparto agroalimentare italiano.

Il Consorzio ha siglato un accordo con la catena alberghiera Voihotels, che ha strutture in Italia e nel mondo: gli ospiti avranno l’occasione di vivere nei ristoranti dei resort esperienze gourmet a base di cipolla rossa di Tropea. «Straordinari i risultati ottenuti in termini di visibilità mediatica e di ritorno di immagine per Tropea e la Calabria» ha dichiarato il direttore marketing e comunicazione del Consorzio, Daniele Cipollina.

 

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