Contributi covid a fondo perduto: chi ha diritto agli aiuti e come ottenerli

Da lunedì 15 giugno sarà possibile presentare la domanda telematica all’Agenzia delle entrate per accedere ai fondi del decreto Rilancio. Tutte le cose da sapere: importi, beneficiari ed esclusi

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di Enrico De Girolamo
11 giugno 2020
11:25

Soldi, e ancora soldi… promessi. Per ora, quindi, solo virtuali, ma non resta che presentare la domanda e mettersi in fila per non perdere la priorità acquisita, come recita ogni routine di speranzosa attesa.

Lunedì via libera alle domande

L’appuntamento da non mancare è quello fissato per lunedì 15 giugno, quando si apriranno i cancelli web per presentare la domanda che dà accesso ai contributi statali a fondo perduto previsti dal decreto Rilancio.
Ieri, a Porta a porta, il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha annunciato che «l’Agenzia delle entrate ha predisposto tutti i provvedimenti attuativi». Il modulo per richiedere il contributo è già online, in attesa del primo giorno utile, lunedì appunto, per presentare l’istanza.

Beneficiari dei contributi a fondo perduto

Nello specifico, tra le misure introdotte dal Decreto legge n. 34 del 19 maggio 2020, all’articolo 25 è previsto un contributo a fondo perduto (quindi senza obbligo di restituzione) a favore dei titolari di partita Iva, che esercitano attività d’impresa e di lavoro autonomo o che sono titolari di reddito agrario, commisurato alla diminuzione di fatturato subita a causa dell’emergenza coronavirus.

Requisiti richiesti

Per identificare con precisione gli operatori economici beneficiari del contributo, il decreto Rilancio ha stabilito che potrà accedere all'aiuto economico soltanto chi, nel corso del 2019, ha registrato ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro.
Inoltre, l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 deve essere inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019.

A chi spetta

Al contributo potrà accedere anche chi ha iniziato la propria attività a partire dal 1° gennaio 2019 e chi ha il proprio domicilio fiscale o sede operativa nel territorio di un Comune colpito da eventi calamitosi (sisma, alluvione, crollo strutturale), i cui stati di emergenza erano in atto alla data del 31 gennaio 2020, cioè quando fu dichiararto ufficialmente lo stato di emergenza da coronavirus.
Per rendere più chiara la platea di beneficiari, l’Agenzia delle entrate fa l’esempio di un titolare di partita Iva che ad aprile 2019 ha fatturato 10.000 euro, i due terzi dei quali sono pari a 6.670 euro. Soltanto sotto questa soglia si avrà diritto al contributo a fondo perduto. Nel caso in cui, invece, il titolare della partita Iva in esempio avesse fatto registrare ad aprile 2020 ricavi per 7.000 euro, dunque maggiori rispetto ai due terzi della somma registrata l’anno precedente, non potrebbe presentare con successo la domanda.

A chi non spetta

Il contributo a fondo perduto non spetta nei seguenti casi:

  • soggetti la cui attività sia cessata alla data di richiesta del contributo;
  • soggetti che hanno iniziato l’attività dopo il 30 aprile 2020, con l’eccezione delle partite Iva aperte dagli eredi per la prosecuzione dell’attività dei deceduti;
  • enti pubblici;
  • intermediari finanziari e società di partecipazione;
  • professionisti e lavoratori dipendenti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria (cosiddette casse previdenziali);
  • soggetti che hanno diritto alla percezione delle indennità previste dagli articoli 27 (bonus professionisti) e 38 (bonus lavoratori dello spettacolo) del decreto legge n. 18 del 17 marzo 2020 (cosiddetto decreto “Cura Italia”).

Quanto si può incassare

L’ammontare del contributo è determinato applicando una diversa percentuale alla differenza tra quanto incassato con la propria attività nel mese di aprile 2020 e l’analogo importo riferito ad aprile 2019.

Le percentuali previste sono le seguenti:

  • 20% della differenza, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono inferiori o pari a 400.000 euro.
  • 15%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano i 400.000 euro ma non la quota di 1 milione di euro.
  • 10%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono compresi tra 1 e 5 milioni di euro.

In ogni caso, il contributo erogato non potrà essere inferiore a 1.000 euro per le persone fisiche e a 2.000 euro per i soggetti diversi.

Finestra temporale

Come accennato, le istanze per il contributo a fondo perduto possono essere predisposte e inviate all’Agenzia delle entrate a partire dal 15 giugno 2020 e non oltre il giorno 13 agosto. Solo nel caso in cui il soggetto richiedente sia un erede che continua l’attività per conto del soggetto deceduto, le istanze possono essere trasmesse a partire dal 25 giugno e non oltre il 24 agosto.

I controlli anti-furbetti e le sanzioni

Molti i controlli predisposti per evitare che l’aiuto a fondo perduto venga percepito da chi non ne ha diritto. Innanzitutto l’Agenzia delle entrate procederà al controllo dei dati dichiarati nelle domande applicando le disposizioni in materia di accertamento sulle dichiarazioni (articoli 31 e seguenti del Dpr n. 600/1973).
Verranno poi effettuati ulteriori controlli anche in relazione ai dati fiscali delle fatture elettroniche e dei corrispettivi telematici, ai dati delle comunicazioni di liquidazione periodica Iva nonché ai dati delle dichiarazioni Iva.
Inoltre, indipendentemente dall’importo del contributo erogato, sono previsti specifici controlli per la prevenzione dei tentativi di infiltrazioni criminali.
Sulla base di un apposito protocollo, l’Agenzia delle entrate trasmetterà alla Guardia di Finanza i dati e le informazioni contenute nelle istanze pervenute.
Qualora da questi controlli emerga che il contributo sia in tutto o in parte non spettante, scatteranno le procedure di recupero di quanto erogato, con le relative sanzioni nella misura minima del 100 per cento e massima del 200 per cento. Senza contare i risvolti penali in materia di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato.

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