Parente del boss e presidente di una coop antimafia: Domenico Fazzari si racconta

VIDEO | Durante la visita del ministro Azzolina, la testimonianza forte di uno dei soci fondatori di Valle del Maro, l'impresa che gestisce beni confiscati alla mafia nella rete di Libera 

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di Agostino Pantano
14 luglio 2020
14:21

Non un incontro come gli altri quello che il ministro Lucia Azzolina, nella sua giornata calabrese, ha avuto nella sede della cooperativa Valle del Marro. Reduce da Catanzaro e Locri, a rendere particolare la visita della responsabile del dicastero della Pubblica istruzione - in questa che è stata la prima impresa regionale ad aver gestito terreni confiscati - è stato soprattutto Domenico Fazzari, presidente dell’azienda agricola polistenese.

La testimonianza di Fazzari


Fazzari, a pochi giorni dall’operazione Libera Fortezza – che ha decapitato il clan che dominante a Polistena – ha scelto di collegare il ruolo nella cooperativa al racconto delle difficoltà ambientali incontrate nella sua vita.

«Sono cresciuto in un quartiere qua vicino – ha detto pesando le parole – vicino a certi ambienti. Quindi era alto per me il rischio che potessi essere risucchiato da questa mentalità».
Una testimonianza forte, dopo i recenti arresti patiti dal clan Longo-Versace – e visto che sua madre porta il cognome della cosca ed è cugina dei boss Luigi e Vincenzo Longo – servito al presidente per spiegare le difficoltà di fare antimafia nei luoghi dove essa prospera.

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Le guerre di mafia


«Come tanti – ha proseguito – la mia adolescenza è stata segnata dalle faide, dagli scontri familiari, da cui la mia generazione si è potuta salvare solo grazie alla fortuna di trovare agenzie come la scuola e la chiesa, pronte assieme a poche altre istituzioni a indicarci la strada giusta».

Fazzari non nomina il clan, e come gli altri non menziona l’operazione della Dda di Reggio Calabria, ma le sue parole indubitabilmente ribadiscono l’invito ai concittadini per una scelta di campo etica e operativa. «Mi ritengo fortunato – ha spiegato – nell’aver avuto l’opportunità di rivendicare, come tanti altri, il diritto dei giovani calabresi a restare a vivere nella propria terra e farlo stando dalla parte giusta».

L'operazione contro i clan del Reggino


Ad ascoltarlo anche il sindaco Michele Tripodi, che costituirà parte civile il Comune nel processo contro la cosca guidata dai parenti di Fazzari, la cui cooperativa iscritta a Libera si prepara ai dibattiti estivi certamente senza depennare il tema dell’invasività della ndrangheta di prossimità, ovvero quella più vicina alla vita di ognuno.

Assente il senatore cittadino dei 5stelle Fabio Auddino, ma non la collega insegnante e pentastellata Bianca Laura Granato, il discorso di Fazzari è stato un monito generazionale condiviso con Antonio Napoli – motore delle attività culturali della cooperativa –con la gestione dei beni confiscati come fondale giusto per descrivere una parabola positiva che oggi più ragazzi rispetto a ieri possono seguire.

Giornalista
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