Coronavirus, matrimoni annullati o rinviati: industria del wedding in crisi

VIDEODue su tre i ricevimenti nunziali saltati al Sunshine di Ricadi: finora un danno da mezzo milione di euro e ben 170 lavoratori stagionali destinati a rimanere a casa

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di Cristina Iannuzzi
10 maggio 2020
15:34

«Siamo abituati a vedere la struttura sempre piena e oggi vederla vuota fa venire il magone…». Diego Sicilia è il direttore di uno degli hotel più prestigiosi della Costa degli dei: il Sunshine Club. «È una fitta al cuore, vedere questo locale vuoto», dice Sonia Bevacqua, che di questa struttura è la titolare. È Sonia ad aprirci le porte del Sunshine, a Ricadi, lungo l’incantevole costa vibonese. Chiuso da marzo per effetto delle misure restrittive anti-Covid 19, la reception, le sale e il ristorante sono vuoti e tali resteranno anche dopo la riapertura.

I ricevimenti dei matrimoni programmati fin qui sono stati tutti annullati. Quelli previsti a giugno e luglio rinviati. Quelli di agosto e settembre confermati, al momento, anche se la paura è tanta e quasi tutti gli sposi hanno già prenotato una nuova data per il 2021. «Le perdite - conferma Sonia - sono incalcolabili e la ripartenza un’incognita…». Non sono state diramate linee guida dal Governo. Il direttore Sicilia ci mostra un grafico: i due terzi degli eventi qui non si celebreranno, solo un terzo avrà luogo ma chissà quando…

«500 mila euro di perdite»

«Un adeguato sostegno finanziario e regole certe», invocano gli imprenditori del settore. «Speriamo in una ripresa, ma senza aiuto la vedo dura…». Tra le 400 e le 500 mila euro di perdite in pochi mesi: i numeri offrono la spietata fotografia di ciò che sta realmente accadendo. Il pensiero della titolare del Resort va soprattutto alle centinaia di lavoratori stagionali (sono ben 170 quelli a cui dà impiego il gruppo imprenditoriale nel quale rientra il Sunshine) che quest’anno resteranno casa.

 

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67mila matrimoni rinviati in tutta Italia

In Italia ben 17 mila matrimoni saltati tra marzo e aprile, 50 mila tra maggio e giugno. La filiera del wedding è vastissima e i ricevimenti rappresentano la punta dell’iceberg. «Lo Stato ci deve tutelare. Tutelare le aziende significa tutelare tutte le figure professionali che ruotano attorno alla filiera dei matrimoni. C’è bisogno di linee guida ben precise – prosegue Sonia – per chiarire cosa ne sarà dei matrimoni». Il Governo dovrà dunque fare chiarezza, anche sui protocolli sanitari a cui bisognerà adeguarsi: «Vogliamo ripartire in sicurezza, ma con indicazioni certe». E ancora: «Non riesco ad immaginare, sedie e tavoli distanziati un metro e mezzo dall’altro. Non riesco ad immaginare un matrimonio senza musica, balli… Non riesco ad immaginare i camerieri che servono ai tavoli con guanti e mascherina. Ed è impensabile immaginare quindici cuochi in cucina con tute e guanti».

«Dichiarare lo stato di crisi»

Un esempio? Un tavolo da 8 diventa un tavolo da 4. Quindi, o il numero degli invitati si restringe o le sale si allargano. Il clima è facile immaginarlo… Alla luce di ciò bisognerà «dichiarare per il settore del wedding (così come per il settore turistico), lo stato di crisi. «Vorrei ripartire – conclude Sonia – e regalare alle spose il matrimonio che avevano sempre desiderato, ecco perché il governo ci deve dire come fare, perché altrimenti rimandiamo tutto al prossimo anno».

 

Giornalista
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