Cosenza vecchia, tavolo tecnico al Mibact. Ma le associazioni rimangono escluse

Riunione convocata per il 3 aprile. Diversità di vedute sull'impiego dei 90 milioni stanziati dal Cipe

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di Salvatore Bruno
29 marzo 2019
06:44

Chi l’avrebbe mai detto che ad un certo punto della storia le associazioni popolari avrebbero assunto posizioni del tutto simili a quelle di Mario Occhiuto sulla questione dei novanta milioni stanziati dal Cipe per Cosenza vecchia. Il sindaco e l’aggregazione di sigle rappresentative degli abitanti del centro storico si trovano improvvisamente sulla stessa sponda, accomunati dal desiderio di investire le risorse per mettere in sicurezza il patrimonio immobiliare, realizzare i necessari sottoservizi, rendere fruibili gli spazi aperti. Inutile, dicono, continuare a spendere soldi per restaurare edifici pubblici o per promuovere attività culturali: il borgo antico ha bisogno di vita, di famiglie che vi dimorino stabilmente, di persone con i loro cuori pulsanti e la routine di tutti i giorni. Per questo bisogna contrastare il degrado e l’abbandono, recuperare l’esistente e renderlo appetibile attraverso misure incentivanti di assegnazione, per esempio alle giovani coppie. Solo allora anche le attività turistiche e culturali avranno un senso.

Mancato rispetto della delibera Cipe

Questi concetti sono stati ribaditi all’interno di un comunicato stampa chilometrico sottoscritto da Comitato Piazza Piccola, Associazione Yairaiha onlus, Associazione San Pancrazio, Associazione Santa Lucia, Cobas Cosenza, Restart Cosenza vecchia, Casa dei diritti sociali, USB Cosenza, Radio Ciroma, Prendocasa, #riconquistiamotutto-minoranza Cgil. Buona parte di questi gruppi civici non sono a conoscenza della nuova convocazione del tavolo tecnico al Ministero dei Beni Culturali, in calendario il 3 aprile prossimo. E qui affiorano le altre note dolenti. Le associazioni infatti lamentano la mancata costituzione della governance multilivello e dei Contratti Istituzionali di Sviluppo, entrambi previsti dalla delibera Cipe con cui i fondi sono stati stanziati.

Qualcuno cerca un posto al sole

«Inoltre – aggiungono - non sono state, finora, poste in essere adeguate iniziative finalizzate a favorire il coinvolgimento delle comunità territoriali nella formazione delle decisioni di interventi, secondo un metodo di dibattito pubblico. I contatti finora assunti dagli attori istituzionali con alcune delle organizzazioni della società civile sono stati estemporanei, informali e avvenuti all’insegna di una totale discrezionalità. Tavoli che possono accontentare solo chi ha come obiettivo finale quello di promuovere la propria idea e il proprio progetto per garantirsi un posto nella fase operativa». A voler leggere tra le righe sembra di cogliere una frattura con il Movimento Noi, ideatore del progetto Cosenza Cristiana, presente con un proprio rappresentante, ancorché non ufficialmente invitato, all’ultimo tavolo del Mibact.

Evitare il sacco del centro storico

«E' arrivato il momento di schierarsi e decidere da che parte stare – scrivono le associazioni - Solo con la creazione di un tavolo permanente di confronto sul territorio, con poteri decisionali e di controllo si potrà evitare il nuovo sacco del centro storico». Per questo, invocando tavoli politici e tecnici dove vengano rispettati tutti i parametri elementari di trasparenza e partecipazione dal basso, per dare dignità e seguito alle istanze del centro storico, auspicano l’attuazione di un piano integrato di interventi, partendo dalle priorità, con l’investimento coordinato non solo dei 90 milioni messi a disposizione dal Mibact, ma anche delle risorse regionali del Por Calabria di circa 150 milioni e dei fondi di Agenda Urbana gestiti da Palazzo dei Bruzi. «Crediamo sia arrivato il momento di fermarci un attimo – concludono - trovarci tutti insieme provando a ragionare senza fretta sul destino del centro storico. Tutti insieme: enti, istituzioni, associazioni, comitati, ma soprattutto i cittadini che vivono, lavorano e amano il centro storico. E dobbiamo farlo proprio nel centro storico, in pubblica piazza e con la massima pubblicità per garantire la presenza e l’informazione a tutti gli interessati».

Giornalista
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