Covid, la crisi strangola gli imprenditori cinesi in Calabria: «C'è chi è tornato in patria»

VIDEO | Saracinesche abbassate anche a Lamezia, polo logistico della regione che ospita oltre 40 ingrossi: «La gente non compra»

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di Tiziana Bagnato
14 aprile 2021
22:00

Anche gli imprenditori di origine cinese subiscono il peso della crisi economica indotta dalla pandemia. Il calo di fatturato si aggira attorno al trenta per cento e sta avendo conseguenze importanti anche in Calabria. A Lamezia Terme, a Sant’Eufemia, si trova quello che è un vero e proprio polo logistico. Circa 40 gli ingrossi di merce cinese raggiunti da ogni dove da commercianti al dettaglio e ambulanti. Sono sostanzialmente le uniche attività commerciali della zona, concentrate soprattutto su via del Mare, dove pullulano anche altri negozi gestiti da stranieri. La comunità cinese conta in Calabria circa cinquemila persone, la maggior parte delle quali si trova proprio a Lamezia per la natura che ha assunto nel tempo di hub e per la posizione centrale.

«La gente non compra»

Ma se si è sempre guardato alla vendita di prodotti cinesi come un settore solido, tanto da insidiare la produzione italiana, ora il Coronavirus ha logorato anche questo tipo di economia. I mesi di lockdown totale prima, accompagnati poi dallo stigma nei confronti della Cina, e i continui cambiamenti di “colore” successivamente, hanno gambizzato gli incassi.  



Ne abbiamo parlato con Antonio Chen, imprenditore di origine cinese, che vive in Italia da tempo e promotore di gemellaggi e scambi culturali tra i suoi connazionali e gli italiani. «C’è meno propensione all’acquisto, la gente nopn compra come prima e i venditori al dettaglio hanno molta merce invenduta dallo scorso anno che cercano di piazzare ora– ci spiega -. Chi ha ingrossi di articoli non vendibili nelle zone rosse, è costretto a rimanere chiuso e ad accumulare perdite che non sappiamo se potremo recuperare».

I rientri in Cina

«C’è chi ha scelto di tornare in Cina», aggiunge l’imprenditore che spiega poi come il suo paese d’origine sia ormai fuori pericolo, ma abbia attuato politiche severe: controlli in ogni condominio nei momenti di quarantena, chiusura totale delle attività e rapidità nelle vaccinazioni. Il consiglio che si sente di dare all’Italia è quello di accelerare con i vaccini e di non adottare mezze misure: «Bisogna chiudere tutto o aprire tutto», ci dice cogliendo in pieno il pensiero di molti imprenditori commerciali.

Giornalista
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