Fase 2 Calabria, «linee guida ridicole»: Tropea pronta a ripartire, ma regna lo scetticismo

VIDEO | Operatori turistici e amministratori in allarme per le regole anti coronavirus su spiagge pubbliche e private. Il sindaco: «Mandino l’esercito per gestire i bagnanti»

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di Alessandro Stella
13 maggio 2020
19:32

Linee guida. Un’espressione che sta diventando ossessione per gli operatori economici fermi ormai da mesi a causa dell’emergenza coronavirus. Nella giornata di ieri sono trapelate le prime indiscrezioni sulle regole da seguire anche sulle spiagge pubbliche e private di tutta Italia: distanziamento tra ombrelloni tra 4,5 e 5 metri, accessi contingentati anche sugli arenili liberi, prenotazione online obbligatoria, divieto di stazionamento sulla battigia, giochi e sport vietati. Sono solo alcune delle indicazioni (non ancora ufficiali), partorite dall’incontro tra l’Inail, l’Istituto superiore di sanità e il Ministero della Salute, e volte a evitare un nuovo propagarsi di un virus che, nonostante il calo dei contagi, continua a preoccupare.

Anticipazioni che hanno fatto storcere il naso a più di una persona, in particolare a chi di turismo vive e aspetta tutto l’anno per mettere in cascina qualcosa in vista di un inverno che si preannuncia devastante dal punto di vista socio-economico.

«Così non riapriremo»

A Tropea, capitale del turismo calabrese, si cerca di guardare al futuro con ottimismo, ma le ultime indiscrezioni hanno destato non poche perplessità tra gli addetti ai lavori: «Non si può chiedere di aprire a queste condizioni – ci dice Mariantonietta Pugliese, rappresentante dei commercianti e degli operatori turistici -, e a queste condizioni non riapriremo».

 

Una posizione frutto dell’applicazione pratica delle norme: «Se fino a ieri un ristorante aveva a disposizione venti tavolini, oggi si ritrova con meno della metà: è inconcepibile. Oltre ad accollarci un eventuale rischio sanitario, ci stiamo accollando anche un rischio d’impresa altissimo. È necessario fare dei distinguo tra le varie zone d’Italia e anche nella stessa Calabria dove le coste sono differenti da Jonio a Tirreno e quindi anche le spiagge. Inoltre qui i contagi sono bassissimi, perché dovremmo seguire le stesse regole della riviera romagnola o ligure?».

«Mandino l’esercito per gestire i bagnanti»

Domande che rimangono senza risposta e che si aggiungono ai dubbi del sindaco della città, Giovanni Macrì: «Quando ho letto la bozza delle linee guida sono rimasto trasecolato. Mi chiedo se questi sappiano cosa sia il turismo. Tropea ha un territorio tra i più piccoli d’Italia e spiagge ridotte per l’erosione costiera, è ovvio che le regole vadano contestualizzate. Non si rendono conto della bomba sociale che sta per esplodere. Non fanno altro che scaricare tutto sui sindaci senza dare risorse economiche né poteri adeguati».

 

E quando il discorso si sposta su prenotazioni e regolamentazione degli accessi sulla spiaggia pubblica, il primo cittadino sbotta: «Mi rifiuto categoricamente di attuare qualsiasi forma di contingentamento in spiaggia, è una cosa ridicola. Che mandino l’esercito, vorrà dire che carabinieri, polizia e finanza faranno i bagnini, prenderanno il brevetto e andranno in spiaggia a prendere i bagnanti», ironizza.

Ma qualcuno è pronto a ripartire

Dubbi e scetticismo animano dunque le aspettative di operatori e sindaco, ma in tutto questo c’è anche qualche raggio di speranza: sul lungomare gli stabilimenti chiusi superano quelli in procinto di ripartire, ma anche questi non mancano. «Il Blanca Beach è quasi pronto – ci dice il direttore Giuseppe Accorinti -, avremo ingressi controllati, oltre a un’app che permetterà di ordinare sia dall’ombrellone che dal tavolo, il tutto nel rispetto delle distanze di sicurezza. Poi, è vero, i tavoli passeranno da 70 a 30 e gli ombrelloni da 100 a 46, quindi diminuiranno sensibilmente gli introiti, ma alzeremo ulteriormente la qualità, anche perché sono convinto che la gente abbia voglia di pensare di meno al virus e di godersi una bella vacanza».

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