Risorse a rischio

Fondi Ue, un miliardo in 2 anni: è la somma che la Calabria deve spendere per non perdere i fondi

L’appello della Commissione europea: «Mettete in sicurezza il programma». Il dirigente regionale al partenariato: «Aiutateci a individuare le spese da fare». Ma in sette anni sono stati impiegati “solo” 1,2 miliardi

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di Francesco Rende
5 novembre 2021
22:00

«È arrivato il momento di prendere soluzioni decisive e non sprecare ulteriore tempo: il programma va messo in sicurezza e non è possibile perdere altro tempo. Ci sono delle decisioni che vanno prese per non perdere risorse». Il tono è cordiale, il significato perentorio, nel solito stile della burocrazia europea: a parlare è la Commissione Europea per bocca di Willibrordus Sluijters, capo struttura della Dg Regio, ed il riferimento è al Por Calabria 2014-2020.

Nonostante si continui a lodare il risultato degli obiettivi di spesa raggiunti con sei mesi di anticipo, le cifre che emergono sono monstre e preoccupano non poco per le nubi che si intravedono all’orizzonte: la Regione Calabria, per non perdere nemmeno un centesimo delle risorse europee a disposizione, dovrà spendere un miliardo di euro entro la fine del 2023.


Una vera e propria cifra monstre, se si considerano gli avanzamenti delle spese finora: il programma prevede una spesa totale superiore ai due miliardi di euro. Dal 2014 alla fine del 2021, infatti, è stato speso circa un miliardo e 200 milioni: resta ancora un miliardo intero, che va speso in poco più di 24 mesi con un impegno che si preannuncia monstre per quanto riguarda le procedure da mettere a terra.

Lo sottolinea lo stesso dirigente generale, Maurizio Nicolai, che chiede più volte supporto alla Commissione Europea, al rapporter Nicola Loi, alle istituzioni nazionali: serve rafforzare la capacità amministrativa, parafrasi in voga nelle amministrazioni per dire che serve più personale, altamente qualificato, per analizzare le procedure e non fare errori nelle procedure, nell’ammissione delle spese e nelle rendicontazioni finali prima dei pagamenti.

La sfida della nuova programmazione e le criticità di spesa

La necessità più impellente è quella della spesa, certo, ma ci sono tantissimi impegni che necessitano di attenzione: primo tra tutti, l’allestimento della nuova programmazione 2021-2027, che avrà una dotazione importante (della quale però non vi è certezza, perché mancano gli accordi a livello nazionale) e la chiusura del Por 2014-2020. Dall’approvazione dell’accordo quadro nazionale ci saranno a disposizione circa 90 giorni per chiudere i passaggi fondamentali ed avere a disposizione il nuovo programma: prima, però, c’è da mettere in sicurezza il Por 2014-2020.

Le strade sono sostanzialmente due e vengono spiegate senza mezzi termini: «Non voglio mettere la polvere sotto il tappeto», spiega Nicolai, «ma siamo in una situazione complessa.

Adesso dobbiamo tutti guardarci in faccia e fare il possibile per non rimandare indietro nemmeno un euro di risorse pubbliche arrivando al 100% della spesa: dobbiamo riprogrammare e spostare le risorse nei settori in cui abbiamo più spesa e derubricare quelle in cui non riusciamo ad andare avanti».

Si tratta, quindi, dell’ennesima riprogrammazione che comunque modifica l’impianto generale del Por scritto con gli accordi partenariali nel 2013 e che comunque potrebbe portare allo spostamento in avanti di alcune spese.

«Ancora pochi risultati»: la Commissione bacchetta su depurazione e sociale

Nonostante il clima di collaborazione generale tra le parti non mancano le bacchettate. La prima arriva proprio da Willibrordus Sluijters, che ricorda come a fronte di tante risorse investite la Calabria mostra ancora diverse criticità: «Accolgo molto favorevolmente – spiega il capo struttura - quanto detto del presidente Occhiuto nella sua introduzione a proposito dell’ambiente, che è uno degli obiettivi della Commissione. Non abbiamo però ottenuto in Calabria risultati importanti rispetto a quanto investito: abbiamo messo a disposizione del Por Calabria, in questa e nelle altre programmazioni, fondi importanti. Ci sono però tante procedure di infrazione aperte, ed ora al di là della capacità finanziaria ci vorrà la capacità attuativa. Massima disponibilità da parte nostra: abbiamo dato un supporto importante a inizio Por con il Pra, il Piano di Rafforzamento Amministrativo, adesso dobbiamo estendere il focus sugli altri enti che devono fare il lavoro e si trovano in difficoltà. Dobbiamo inoltre discutere del programma: bisognerà affrontare una volta per tutte alcune criticità per evitare che si riproducano sulla 21-27».

Anche Cosentino e Ceccaroni, in rappresentanza dell’Agenzia per la Coesione e del Dipartimento delle politiche di coesione, hanno più volte posto l’accento sia sulla depurazione che sulle tematiche legate al sociale ed alle criticità legate alla spesa sull’asse 10. «Bisogna evitare un uso massivo dei fondi complementari, come il Poc, che altrimenti diventano una mostra degli errori e degli orrori delle programmazioni».

Agenda Urbana, aree interne e sociale le criticità maggiori

Ci sono alcuni programmi nello specifico a preoccupare il direttore Nicolai: tra questi certamente l’attuazione dell’Agenda Urbana. Decine di milioni di euro a disposizione delle aree individuate, ma una spesa totale di pochi punti percentuali: «Vogliamo rassicurare tutti che i progetti si faranno – dice Nicolai – ma ovviamente sarà necessario ricalcolare i tempi e riprogrammare per renderli attuabili. Magari spalmeremo sulle altre programmazioni ma i progetti verranno messi in campo».

Spazio poi alle criticità emerse sul sociale, tema centrale nella discussione: dalle associazioni del terzo settore ai sindacati passando per i rappresentanti delle cooperative, in molti negli interventi finali hanno sottolineato una scarsa attenzione ai membri del partenariato («non possiamo essere chiamati una volta ogni sei mesi e sempre a cose fatte», tuona Biondo della Uil) e la scarsa spesa del sociale: «Ci sono fondi fermi e cooperative in difficoltà, mentre le cooperative sono spesso aiutate dalle diocesi – afferma Linarello, di Confcooperative – chiediamo di essere maggiormente coinvolti e di affrontare insieme questo periodo di riprogrammazione per poter comunicare le esigenze del tessuto produttivo calabrese».

Tante insomma le criticità emerse, con Nicolai che da un lato ostenta sicurezza («vorrei fosse chiaro a tutti – afferma a testa alta – che la Regione sta spendendo i suoi soldi, come dimostrano gli obiettivi di spesa raggiunti con anticipo») e dall’altro cerca sponde per un’impresa che pare veramente complessa: un miliardo di euro in due anni non è cosa da poco, tanto che ad un certo punto dice chiaramente al partenariato che l’aiuto deve essere anche sulle proposte.

«La messa in sicurezza del programma è essenziale: nei prossimi mesi abbiamo un obiettivo preciso e dovremo essere in grado di avanzare proposte per prendere coscienza delle misure di azioni più critiche, di bandi fatti sui quali non si intravede con ragionevole certezza la capacità di spesa, e renderci conto che alcune cose dovranno essere definanziate per promuovere sul programma azioni che possono essere realizzate entro il 31 dicembre 2023. Non è la Regione che non spende, ma è la Regione che ha scelto male i suoi beneficiari. Abbiamo fatto errori, sui criteri di scelta. Io sono il primo responsabile ma non l’unico, ovviamente. Il comitato deve impegnarsi, a fine 2023 gli obiettivi devono essere conseguiti e la spesa raggiunta deve essere al 100».

Tradotto, spostiamo i soldi dove sappiamo spenderli, e togliamoli dove non riusciamo: obiettivo ambizioso dal punto di vista della spesa, non delle necessità della Calabria che per l’ennesima volta si troverà ad inseguire le spese ed a tralasciare la programmazione e le reali esigenze dei cittadini.

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