La sfida

Gioia Tauro, illustrato il progetto per creare un hub di rigassificazione

Il direttore generale dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Minenna: «Può diventare un importante polo agroalimentare mediterraneo»

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di Redazione
10 giugno 2022
21:05
Progetto rigassificatore, immagine di repertorio
Progetto rigassificatore, immagine di repertorio

Gioia Tauro come hub di rigassificazione e polo agroalimentare mediterraneo. È il progetto presentato dal direttore generale dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Marcello Minenna, nel suo intervento a 'Bluexperience', il salone della mobilità sostenibile di Napoli. Partendo dai dati importanti dell'export di agroalimentare, Minenna ricorda che, nonostante «l'annus horribilis della pandemia, la nostra capacità di esportazione non ha visto elementi di stop del settore», che ora è a rischio anche per le conseguenze del conflitto russo-ucraino. «In questo settore l'Italia può fare ancora molto - spiega - e può farlo in una logica di transizione digitale, ecologica, di mobilità sostenibile e attraverso un progetto sinergico». I rigassificatori hanno un importante prodotto derivato, la cosiddetta catena del freddo.

«Dove montiamo un rigassificatore - ragiona Minenna - siamo in grado naturalmente di creare una catena del freddo, che è fondamentale nel settore agroalimentare soprattutto ai fini della sua trasformazione. Gioia Tauro è il porto di transhipment più grande d'Europa. Il tema è come utilizzare questo asset, perché avere un rigassificatore lì significa poter creare, in una zona peraltro con una forte penetrazione della criminalità organizzata, un'area all'interno della quale si possa sviluppare quel polo di trasformazione agroalimentare che da Gioia Tauro sfrutterebbe le autostrade del mare e poi, dai porti di Genova e Trieste, irradiare la nostra capacità di trasformazione di questo settore».


 Come fare? Minenna suggerisce «un'ipotesi di partenariato pubblico-privato, con un po' di ingegneria finanziaria sana. In particolare - precisa - si dovrebbe creare una società veicolo che sia in grado di operare a leva finanziaria, cioè essere in grado, con una certa quota di capitale, di moltiplicare quest'ultimo». Essendo il veicolo rispettoso della disciplina contabile, «questi non produce debito pubblico, è in grado attraverso garanzie di Stato di governare i rischi e le scadenze e potrebbe rivolgersi agli investitori retails, mentre la parte più liquida e meno rischiosa sarebbero titoli perfetti per i fondi di investimento e di liquidità che potrebbero interagire con la Banca centrale per potersi rifinanziare». In tutti gli ambiti dove la criminalità organizzata è radicata, conclude Minenna, «è rilevante aumentare i controlli di polizia, i sistemi di intelligence e di governance, ma solo inserendo economia produttiva e di sviluppo si può contrastare il sommerso, che equivale a lavoro nero, criminalità, illeciti e distruzione del valore che il Paese ha creato dal secondo dopoguerra con il made in Italy».

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