Il bilancio

Il turismo premia Schiavonea ma penalizza Rossano. I commercianti: «Serve programmazione»

VIDEO | Secondo il presidente dell’Associazione commercianti Natalino Chiarello è necessario invertire la rotta: «Basta con gli insediamenti residenziali lungo la costa»

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di Matteo Lauria
3 settembre 2021
15:08

Stagione estiva 2021, è tempo di bilanci. In attesa dei dati ufficiali definitivi ciò che balza agli occhi dei più è l’enorme differenza dei flussi turistici nella città di Corigliano-Rossano, in particolare lungo l’area costiera tra Schiavonea (Corigliano)e Lido Sant’Angelo (Rossano). Un andamento storico che penalizza gli operatori del rossanese, le cui cause sono da attribuire a una diversa impostazione urbanistica delle due realtà. Così come sottolinea il Presidente dell’Associazione Commercianti di Corigliano Rossano Natalino Chiarello che parla di un necessario intervento urbanistico e commerciale a Lido Sant’Angelo: «Occorre una buona programmazione che, al momento, non c’è. Ci sono flussi turistici che andrebbero intercettati e insediamenti ricettivi da implementare».


I ritardi in questa stagione nell’assegnazione, su area pubblica, di tre chioschi nel cuore del lido Sant’Angelo non hanno consentito ai privati concessionari di aprire le attività. Ciò ha reso meno attrattiva l’area centrale di Sant’Angelo. Ma l’aspetto importante è il numero interessante dei partecipanti al bando, il che significa che il privato risponde ma mancano le aree disponibili lungo la costa. E di spazi disponibili ce ne sono a iosa: «L’Amministrazione comunale ha il potere e gli strumenti per poter potenziare l’area di Lido Sant’Angelo. La richiesta commerciale da parte degli esercenti c’è, la possibilità di introiti e guadagni c’è, tutto dipende dalla tipologia di pianificazione urbanistica verso la costa. Un’Amministrazione seria, continua Chiarello, deve prendere atto e contezza di questa situazione».Lungo la costa, in realtà, si preferisce la politica degli insediamenti residenziali più che ricettivi e ciò determina una minore quantità e qualità dell’offerta dei servizi, rendendo l’intera area meno appetibile: «Investire in questo momento su aree residenziali non fa bene allo sviluppo produttivo e turistico», conclude Chiarello.   

 

  

Giornalista
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