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La crisi colpisce le famiglie calabresi, le voci dei cittadini tra rinunce e bollette da pagare: «È aumentato tutto»

VIDEO | Sul corso principale di Vibo la crisi morde, sempre più saracinesche abbassate e sempre meno gente in giro: «Viviamo solo per comprare generi di prima necessità»

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di Cristina Iannuzzi
17 febbraio 2022
08:30

È aumentato tutto: dal pane alla frutta, dal costo del carburante all’energia. L’unica cosa che non aumenta per alcune famiglie sono gli stipendi e il lavoro in una regione, la Calabria, con il più alto tasso di disoccupazione d’Italia. E a Vibo Valentia la situazione appare ancora più drammatica con il Comune in dissesto finanziario e i tributi alle stelle. Sul corso principale la crisi morde, sempre più saracinesche abbassate e sempre meno gente in giro.

Come al mercato ortofrutticolo, desolato. «I prezzi sono invariati, la merce quasi la regaliamo», confermano i contadini che lamentano la poca affluenza al mercato: «Incassiamo 15 euro al giorno - dice un’esercente - come facciamo a pagare le bollette?». Nessuno dei commercianti di frutta e verdura ha aumentato i prezzi, sebbene il costo della materia prima sia lievitato: «Le piantine costano il doppio».  Pure il prezzo del pane è aumentato: «Tre euro al chilo, ovvero 50 centesimi in più rispetto a poche settimane fa - commenta l’addetta alla panetteria di un negozio di generi alimentari - colpa della farina che costa il doppio».


E allora ecco che per far quadrare qualcuno rinuncia al parrucchiere: «Faccio tutto da me, altrimenti non mi bastano i soldi», dice una signora mentre con la mano sfiora un po’ sconsolata la sua acconciatura che di certo ha visto giorni migliori. Ammette anche di avere rinunciato all’acquisto dei vestiti: «Solo se necessari li compro». Ma c’è anche chi è costretto a sacrifici ben più emblematici, come chi ha deciso di fare a meno delle medicine: «Il medico mi aveva prescritto un farmaco che costava 70 euro. Ma chi se lo può permettere? La salute per ora può attendere, anche perché se non pago la bolletta mi staccano la luce».

Freddo o non freddo, razionare il riscaldamento è un imperativo per alcuni: «Solo un’ora al mattino e un’ora la sera. Difficile riscaldare una casa di 70 metri quadri, ma non c’è soluzione». C’è poi chi per risparmiare sul consumo dell’energia va a letto presto: «Mi metto sotto le coperte già alle otto di sera, così non accendo la stufa», spiega un’anziana alla disperata ricerca di una compagnia che le offra una tariffa più economica. 

 «Facciamo salti mortali per andare avanti - dice un’altra pensionata -. Sa cosa si dice in questi casi? Alea iacta est: il dado è tratto. Hanno deciso tutto e ora noi dobbiamo solo adeguarci». 

Un’altra donna urla la sua rabbia e si rivolge al presidente del Consiglio Mario Draghi: «Ho la quinta elementare, ma se fossi stata più giovane sarei andata direttamente a Roma a rivendicare i miei diritti». Quel diritto alla vita che a parere di un giovane viene negato: «Viviamo solo per comprare generi di prima necessità e pagare le bollette. Molti, soprattutto dopo questa pandemia, hanno dovuto rinunciare ai viaggi, al nostro tempo libero… Stiamo rinunciando alla vita…». È deluso e scoraggiato. Non crede che le cose possano cambiare: «Chi ci rappresenta – conclude - non comprende le difficoltà che viviamo quotidianamente. È la politica che deve cambiare».

Giornalista
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