La Regione “certifica” il flop di Riapri Calabria. Non spende 33 milioni ma esulta: «Che bravi»

Alla fine sono soltanto 21.407 le domande ammesse al contributo a fondo perduto di 1.500 euro, a fronte di 65 milioni di euro disponibili. Nei cassetti rimane più della metà delle risorse europee e statali. Eppure l’assessore Orsomarso esalta il risultato raggiunto (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Enrico De Girolamo
17 dicembre 2020
18:56
La Cittadella regionale
La Cittadella regionale

«È un risultato molto importante, frutto di un quadro di azione preciso e più ampio». È soddisfatto Fausto Orsomarso, assessore regionale al Lavoro, Sviluppo economico e Turismo. Usa toni enfatici per esaltare il computo finale delle imprese e dei professionisti che potranno incassare 1.500 euro a testa nell’ambito della seconda edizione di Riapri Calabria, l’avviso pubblico per l'erogazione di un contributo una tantum alle realtà imprenditoriali in difficoltà.


Alla fine, però, le domande ammesse al finanziamento sono soltanto 21.407. Poche. Troppo poche rispetto al plafond complessivo a disposizione: 65 milioni di euro. Calcolatrice alla mano, la Regione non riesce a distribuire ben 33 milioni di euro, erogando meno della metà dei fondi a disposizione. Non certo un successo, come si era già intuito al momento della presentazione delle domande, quando furono 27.460 le istanze presentate. Di queste, come accennato, 21.407 sono poi state effettivamente ammesse. Nei cassetti della Regione restano quindi un sacco di soldi non spesi. Risorse che arrivano dall’Europa (49 milioni di euro) e per la parte residuale dallo Stato (16 milioni). Nemmeno un euro invece dalla Regione, che oggi si limita a spacciare per un successo un bando che invece assume le sembianze di un vero e proprio flop.



«Un risultato importante – ribadisce invece Orsomarso - frutto di un quadro di azione preciso e più ampio sul quale, attraverso diverse misure, fin dall’inizio della pandemia, abbiamo investito risorse cospicue per risollevare l’economia calabrese e garantire l’opportuno rilancio del settore produttivo».
Con il decreto n. 13864 di oggi, 17 dicembre – si legge in una nota della Cittadella - «il dipartimento Lavoro, Sviluppo economico, Attività produttive e Turismo ha preso atto dei lavori della commissione che ha trasmesso, con nota specifica, l’elenco delle domande dichiarate ammissibili e ricevibili, ai sensi dei requisiti specifici previsti dall’Avviso “Riapri Calabria – seconda edizione” e ha inoltre trasmesso l’elenco delle domande non ammissibili con l’indicazione dei motivi di esclusione».


«Si tratta – continua l’assessore –, della seconda edizione di un avviso per il quale, ad oggi, abbiamo impegnato 65 milioni di euro per dare un ristoro alle aziende e ai professionisti – nello specifico, oltre 21mila aziende di settori esclusi nella prima fase della misura – non destinatari delle sospensioni disposte dal Governo. Aziende e professionisti che ora, dunque, possono contare su questo sostegno a fondo perduto della Regione».


Entusiasmo che, al di là della propaganda politica, non sembra coinvolgere chi suo malgrado è rimasto tagliato fuori anche da questa opportunità di finanziamento a causa di paletti troppo rigidi, nonostante l’esiguo importo dell’aiuto, appena 1.500 euro. Fuori dalla porta, ad esempio, sono rimaste tutte le imprese che non hanno potuto presentare il Durc, che certifica la regolarità dei versamenti contributivi. E nulla conta se magari non sono riuscite a mettersi in regola proprio a causa degli effetti economici della pandemia che ha prosciugato ogni liquidità. Allo stesso modo sono state escluse le piccolissime attività imprenditoriali e professionali con un fatturato sotto i 3mila euro a dicembre 2019 e gennaio 2020, in pratica chi, per sua sfortuna, ha avviato l’attività proprio nelle stesse settimane in cui scoppiava l’epidemia. Infine, niente soldi anche per le imprese con un fatturato superiore ai 300mila euro nel 2019 e i per professionisti con lo stesso parametro fissato però a 70mila euro.

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