Lavoratori aeroportuali, una stagionale scrive a Conte: «Non toglieteci la dignità»

Ai precari assunti dalla Sacal negli scali di Lamezia, Crotone e Reggio non è stata applicata la cassa integrazione. «Per il governo non contiamo come gli altri stagionali», si sfoga la lavoratrice

di T. B.
21 aprile 2020
20:01
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«Senza lavoro e senza nessun ammortizzatore sociale, siamo sprofondati nel precariato più assoluto». Scrive direttamente al presidente del consiglio Giuseppe Conte una delle decine di lavoratori stagionali della società aeroportuale Sacal che gestisce gli scali di Reggio Calabria, Lamezia Terme e Crotone. Si tratta di un bacino rimasto tagliato fuori dalla cassa integrazione richiesta, invece, e non senza problemi, per i lavoratori assunti a tempo indeterminato.

 


«Lavoro dal 2011 come addetto di scalo presso l'aeroporto di Lamezia Terme - scrive Consuelo Anello - Come lei ben saprà, a causa del Covid-19 anche il settore aeroportuale vive un momento di crisi profonda, che ha paralizzato il trasporto aereo. A pagarne le conseguenze - spiega - non sono solo i passeggeri ma, anche tutti i lavoratori soprattutto quelli a tempo determinato stagionali».

 


«Mentre i colleghi a tempo indeterminato possono contare sulla cassa integrazione, noi stagionali ci ritroviamo senza nulla: senza la sicurezza del lavoro, che vista la situazione nessuno ci può garantire, e senza nessun aiuto da parte del governo. Ovviamente la Naspi, a cui abbiamo diritto, è già finita. Quindi – aggiunge - senza lavoro e senza nessun ammortizzatore sociale, siamo sprofondati nel precariato più assoluto».

 


«Mi chiedo perché noi stagionali aeroportuali non siamo stati contemplati in nessun decreto, perché il governo non fa nulla per noi? Siamo gli ingranaggi di uno dei settori fondamentali per il nostro Paese, siamo delle risorse nel periodo estivo, momento di maggior picco del nostro turismo. Perché non contiamo per voi come tutti gli altri stagionali? Da tempo - conclude -  abbiamo perso la speranza in un’assunzione a tempo indeterminato, non toglieteci anche quel poco che ci permette di vivere. Non toglieteci la nostra dignità di lavoratori. Non considerateci solo come numeri ma come delle risorse per il nostro Paese, aiutateci a sentirci delle persone sicure, che vivono a stento di un precariato infinito, non abbandonateci a un destino incerto».

 

Giornalista
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