Le terme Luigiane chiudono, la società Sateca: «I Comuni non hanno rispettato gli accordi»

La società che gestisce l'impianto sito ad Acquappesa getta la spugna e lascia a casa 250 lavoratori: «Si muore di burocrazia»

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di Redazione
12 dicembre 2020
07:09
Le terme Luigiane
Le terme Luigiane

Le terme Luigiane di Acquappesa (in provincia di Cosenza), chiudono i battenti. La notizia confermata da Sonia Ferrari, in rappresentanza della proprietà che spiega: «La Sateca spa, società che gestisce le terme, è purtroppo costretta ad annunciare la chiusura definitiva dell’attività termale. Questa sofferta decisione – afferma - è stata la conseguenza di una serie di provvedimenti adottati dalle amministrazioni comunali di Guardia Piemontese ed Acquappesa. Secondo l’azienda, si tratta di provvedimenti che impediscono la prosecuzione».

Il ruolo dei Comuni

In particolare, il «“Regolamento per i contratti di utilizzo delle acque termali” approvato dai due consigli comunali nei giorni scorsi, che destina una percentuale irrisoria di acqua alle strutture attualmente operative, e soprattutto l’aver stabilito, in maniera illegittima e unilaterale, la fine del rapporto concessorio al 31 dicembre 2020 e la conseguente richiesta di restituzione di tutti i beni in concessione».


La Sateca getta la spugna

La storia delle terme è lunga e travagliata: «La Sateca – ribadisce Ferrari - ha effettuato negli ultimi anni enormi sforzi per continuare la gestione nonostante le scarse certezze per il futuro, ma il mancato rispetto da parte dei Comuni degli accordi presi con l’azienda presso la Prefettura di Cosenza, alla presenza della Regione Calabria, di Federterme e delle organizzazioni sindacali dei lavoratori, costringe a prendere questa gravissima decisione.

Questo e altre problematiche sorte negli ultimi anni a causa del mancato rinnovo della sub-concessione per l’uso delle acque e dell’immobilismo dei due Comuni nell’individuare il nuovo sub-concessionario – viene sottolineato - impediscono di fatto di portare avanti la gestione operativa e quella strategica di lungo termine».

La crisi 

Tutto questo, si fa poi rilevare «determinerà l’impossibilità di soddisfare la richiesta dei quasi 20.000 curandi e l’erogazione di 500.000 prestazioni sanitarie annue, ma soprattutto la disoccupazione per più di 250 persone direttamente occupate, più il personale che opera nell’indotto, indotto che risulterà gravemente danneggiato in tutto il comprensorio turistico-termale».

Come evidenziato dalla Ferrari: «Senza alcun dubbio saranno tante le imprese locali messe in crisi e costrette a chiudere e il tessuto economico regionale subirà un danno incalcolabile. Questa non è una crisi aziendale ma è una crisi del sistema Calabria. Muore così di burocrazia una fra le imprese più antiche, prestigiose e solide della nostra regione, che continua a vedere impoverirsi pesantemente il proprio panorama imprenditoriale».

 

 

 

 

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