Carrello della spesa sempre più caro. I generi di primi necessità salgono del 5%. Boom dei prezzi di ortaggi e legumi (+8,4%)
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L'inflazione frena l'Italia: a settembre i prezzi volano al 4,2%, toccando il picco massimo da tre anni a questa parte. A spingere gli aumenti sono i rincari nel settore energetico e la crescita dei prezzi dei prodotti agricoli, fortemente condizionati dalle difficili condizioni meteorologiche estive. Caldo e siccità hanno pesato fortemente sulle colture di stagione. In risposta a tale scenario, si registra un generale calo della fiducia di famiglie e imprese, alimentando preoccupazioni per il potere d'acquisto e i consumi autunnali. Occorre arginare lo shock energetico per evitare effetti negativi sulla crescita economica futura.
Secondo le stime preliminari diffuse dall'Istat, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività ha registrato un incremento dello 0,7% su base mensile e del 4,2% su base annua, in accelerazione dal +3,3% di agosto.
Si tratta del livello più alto raggiunto dall'inflazione da settembre 2023, quando il tasso toccò il 5,3%. L'inflazione media acquisita per il 2026 si attesta così al +3,1%.
Le dinamiche dei prezzi
L'analisi di dettaglio fornita dall'Istat mostra un forte allargamento della forbice tra il comparto dei beni e quello dei servizi, con un differenziale inflazionistico arrivato a -2,8 punti percentuali. I beni accelerano la propria crescita tendenziale dal +4,1% al +5,4%, a fronte di servizi che mostrano una variazione più contenuta, passando dal +2,4% al +2,6%.
Luce e gas, prosegue la corsa
Il vero propulsore dell'inflazione di settembre è il settore energetico, i cui prezzi registrano un balzo complessivo dal +17,1% di agosto al +22,3% su base annua (+4,5% rispetto al mese precedente).
Gli energetici regolamentati registrano una spinta al +25,9% annuale (+5,9% congiunturale). In questo ambito spicca la corsa del gas naturale e di città del mercato tutelato, i cui prezzi aumentano del 47,2% su base annua (+11,6% su agosto). L'elettricità del mercato tutelato rimane invece stabile al +9,7%. A misurare la gravità dell'impatto è anche il dato Arera per i clienti tutelati, che registra un rincaro delle bollette del 37%, spinto da quotazioni internazionali dell'energia superiori di quasi il 90% rispetto a un anno fa.
Gli energetici non regolamentati salgono al +22,2% tendenziale (+4,4% su agosto). Si segnalano i forti rincari dei carburanti e dei combustibili: il gasolio per riscaldamento segna +38,5% (da +31,8%), il gasolio per mezzi di trasporto sale al +34,9% (da +26,7%), la benzina tocca il +21,8% (da +16,3%), l'elettricità del mercato libero sale al +21,5% e il gas del mercato libero al +16,7%.
Alimentari e carrello della spesa
L'impatto della spinta inflazionistica si fa sentire direttamente sulla spesa quotidiana. L'insieme del settore alimentare accelera dal +1,0% al +1,8%. Gli alimentari non lavorati schizzano dal +3,8% al +5,5% (+2,2% su agosto), risentendo pesantemente delle difficili condizioni meteo dell'estate. Ortaggi, tuberi e legumi vedono i prezzi impennarsi all'8,4% (dal +4,0% di agosto), mentre la frutta inverte la rotta passando da -1,7% a +0,6%. Gli alimentari lavorati si mantengono invece su dinamiche leggermente negative, passando da -0,4% a -0,3%.
L'indice generale del "carrello della spesa" dell'Istat sale dallo 0,9% al 1,7%.
Ancora più marcato è il dato rilevato sui generi di prima necessità e per la cura della persona e della casa, i prodotti acquistati più frequentemente, i cui prezzi raggiungono un +5,3%, guadagnando un intero punto percentuale rispetto al mese precedente.
Il comparto dei servizi
Nei servizi si registra un'accelerazione per i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (dal +2,6% al +2,9%), trainati dai servizi di alloggio (+3,7% tendenziale). Crescono anche i servizi di trasporto (dal +0,8% al +1,6%), con il trasporto aereo passeggeri che, pur rimanendo in flessione tendenziale (-6,1%), riduce la contrazione rispetto al -11,5% di agosto. L'inflazione di fondo, al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, sale in modo più sfumato portandosi all'1,7% (dall'1,5% di agosto).
Clima di fiducia in calo tra consumatori e imprese
L'ondata di rincari e il quadro d'incertezza generale hanno avuto un impatto immediato sul sentiment di consumatori e imprese. Per queste ultime è in calo in tutti i settori ad eccezione del manifatturiero. L'Istat segnala per settembre un calo generalizzato di entrambi gli in dici di fiducia. Il rischio è quello che le famiglie riducano la propria propensione alla spesa, per minor potere d’acquisto, e che le imprese taglino progetti di sviluppo ed investimenti, per i rincari di energia, materie prime e costi di logistica.
Commercio e settore terziario a rischio
I dati Istat hanno suscitato forte preoccupazione tra le principali organizzazioni del commercio e del terziario.
Secondo l'Ufficio Studi di Confcommercio c’è il rischio concreto che i rincari dei prodotti non lavorati finiscano per trasferirsi a breve sugli alimentari lavorati, riducendo il potere d'acquisto delle famiglie nell'ultima parte dell'anno. Tra gli elementi di rassicurazione, Confcommercio evidenzia come l'inflazione “core” sotto il 2% dimostri per ora l'assenza di rilevanti "effetti di secondo ordine", confermando l'equilibrio del sistema produttivo e distributivo. Ciononostante, le tensioni geopolitiche e i timori di un rallentamento economico rischiano di compromettere le prospettive di crescita per il 2027.
Per Confesercenti, il balzo dei carburanti e dell'energia ha riportato l'inflazione sopra i livelli di guardia, minacciando direttamente i consumi autunnali. Il presidente dell'associazione, Nico Gronchi, ha dichiarato che gli interventi di contenimento dello shock energetico del Governo sono fondamentali per evitare un "effetto domino". I rincari dell'energia, infatti, aumentano i costi aziendali di produzione, gestione e trasporto anche nel settore terziario, rischiando di scaricarsi sui prezzi finali al consumo ed erodere ulteriormente la capacità di spesa delle famiglie.

