Luna park e spettacoli itineranti piegati dalla pandemia, i giostrai: «Fateci lavorare»

VIDEO | Da 40 anni la ditta Marsico regala gioia e allegria a grandi e piccoli in tutta la regione. Ora la famiglia di professionisti sta vedendo svanire i sacrifici di una vita: «Siamo stati ignorati» 

di Rossella  Galati
18 gennaio 2021
15:30

Sta vedendo pian piano svanire i sacrifici di una vita. È la famiglia Marsico, titolare dell’omonima ditta, da 40 anni nel  settore delle giostre e degli spettacoli viaggianti in Calabria. Solo nel catanzarese sono 14 le famiglie che gravitano attorno ai luna park, chiusi ormai da mesi a causa delle restrizioni imposte dal Governo per colpa della pandemia. «Io ho due bambini  e tra i mie fratelli c’è chi ne ha tre, chi due, e un nipotino è in arrivo tra un mese - racconta Alessio Marsico –. Come facciamo ad andare avanti così? Si stanno sgretolando tanti sacrifici. Il mio bisnonno è partito con un cane, faceva il giocoliere durante le feste di piazza – ricorda con gli occhi lucidi – poi è riuscito a comprare un circo quando mio padre era piccolino ma ad un certo punto quella non era più una strada percorribile e si è dedicato alle giostre. Io ho quasi 40 anni, sono nato tra le giostre. La nostra è stata ed è una vita diversa da quella di tante persone. Da bambini abbiamo cambiato più volte scuola poiché ci spostavamo da una città ad un’altra, e di conseguenza cambiavano anche gli amichetti. Non è stata una vita facilissima. Ma quello era il lavoro di mio padre e per noi andava bene. E ora? Ci devono aiutare perché non possiamo accettare che tanti sacrifici vengano vanificati».

In ginocchio da mesi

Nel 2020 solo 50 giorni di lavoro nel periodo estivo a Soverato, poi tutto si è fermato: stop a sagre e feste patronali, tra le principali fonti di guadagno, e luci spente a Catanzaro, sia nell’area dedicata al divertimento in prossimità del lungomare, zona Giovno, sia nel piazzale del centro commerciale Le Fontane. Solo qui sono impegnate quattro famiglie: «Siamo qui da novembre ma praticamente non abbiamo mai aperto - spiega Alberto Marsico -. Facciamo comunque manutenzione, paghiamo l’assicurazione e tutto quello che c’è da pagare ma senza prendere un euro. Siamo messi davvero male sia economicamente che moralmente e tutto questo fa male».


Futuro incerto

E mentre i sussidi elargiti dal Governo, che in alcuni casi non sono nemmeno arrivati, si sono rivelati insufficienti, molte attrazioni restano chiuse in grandi tir. Tra queste anche alcune giostre nuove sulle quali la famiglia Marsico aveva investito ingenti risorse. Dall’autoscontro alla ruota panoramica, dalla casa degli specchi al tiro a segno, tutte le giostre hanno quindi bisogno di manutenzione: «E i soldini per la manutenzione li dobbiamo mettere noi – aggiunge Alessio Marsico -. È ovvio che quando lavoriamo riusciamo a coprire le spese e ad andare a letto tranquilli la sera, ma essendo fermi da fine agosto  come possiamo andare avanti?».

Un settore già in sofferenza prima della pandemia

Un settore, quello del divertimento all’aperto, già penalizzato dalle nuove tecnologie che hanno offerto ai bambini nuove forme di svago ma che ora ha subito un nuovo duro colpo: «Già eravamo un po’ in sofferenza,  questa pandemia non ha fatto altro che peggiorare ulteriormente le cose - precisa William Marsico -. Siamo d’accordo sul fatto che la salute viene prima di tutto ma se non si riesce a mangiare, i problemi di salute subentrano lo stesso. Io ho tre figli e ogni giorno devo combattere per poter andare avanti».

«Aiutate anche la nostra categoria»

Dunque quello che chiede la storica ditta Marsico, che da quattro generazioni regala sorrisi e allegria a grandi e piccoli, è «che ci sia più interesse per la categoria ma anche di valutare la possibilità di differenziare le chiusure –  sottolinea Antonio Marsico – perché chiudere un grande parco come Gardaland non è la stessa cosa che chiudere un parco piccolo come il nostro, che oltretutto è all’aperto, dove è più facile controllare gli accessi e rispettare i protocolli, cosa che stavamo già facendo. Anzi, si parla di uno o due contagiati in tutta Italia nei parchi fissi o spettacoli viaggianti. Non vedo tutto questo problema. In Calabria così come in tutta Italia siamo un bel bacino di lavoratori. Noi non abbiamo altre entrate, viviamo solo di questo».

«Vogliamo lavorare»

«In televisione tutti parlano di ristori per bar e ristoranti ma di luna park e giostre non ho sentito parlare mai nessuno – dice amareggiato Lidano Valleriani -. Quando è il momento di pagare le tasse però ci siamo. In questo momento ci stanno proprio abbandonando. Io sono mortificato perché non ho mai attraversato un periodo del genere nella mia vita. Lo Stato dovrebbe preoccuparsi dei cittadini come un genitore fa con la sua famiglia. E allora mi domando: lo Stato cosa sta aspettando? Che diventiamo delinquenti o che andiamo a rubare? Non ne siamo capaci. Se non ci vogliono dare soldi chiediamo almeno che ci venga data la possibilità di lavorare. Non vogliamo l’elemosina del comune o della Regione, volgiamo lavorare, chiediamo solo questo, perché possiamo farlo in sicurezza».

Giornalista
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