Il paradosso Bruzio: le monete per aiutare i bisognosi non rimborsate

INTERVISTA | Dei circa quattromila gettoni presentati all'incasso all'ufficio economato del Comune di Cosenza ne sono stati ripagati meno del venti per cento

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di Salvatore Bruno
31 dicembre 2019
07:10

Con la chiusura dell’anno, scade il termine per portare all’incasso nell’ufficio economato del Comune di Cosenza, il bruzio, il disco in argento coniato nel 2018 e distribuito alle famiglie meno abbienti alla vigilia del Natale in sostituzione del tradizionale buono spesa cartaceo. Al 19 dicembre si stimavano un migliaio di gettoni ancora in circolazione, per un valore nominale di circa ventimila euro. Trattandosi di oggetti in metallo prezioso e a tiratura limitata, in molti hanno deciso di tesaurizzarli, ovvero di conservarli come monete da collezione. L’iniziativa avrebbe dovuto ripetersi anche per le festività del 2019, ma il dissesto ha provocato il taglio del sussidio ed i nuclei bisognosi sono rimasti a bocca asciutta.

Nessun guadagno per le casse comunali

Tirando le somme, il risparmio determinato dal mancato rientro di una parte delle monete, non ne ha compensato il costo di acquisto, pari a circa 45 mila euro. Ma c’è un altro aspetto paradossale della vicenda: i Bruzi infatti non vengono rimborsati a vista e dei circa 79 mila euro portati all’incasso, soltanto una quota minima, meno del venti per cento, è stata effettivamente ripagata. In sostanza gli esercenti che hanno accettato il gettone in argento come moneta di scambio chiedendone il rimborso al comune, sono entrati nella platea dei creditori dell’Ente. Con il dissesto, il loro credito potrebbero essere stralciati o ridimensionati. A denunciarlo il consigliere comunale Bianca Rende. Ecco l’intervista

Giornalista
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