Fondi Pnrr

Nuovi asili nido, si avvicina la scadenza dei bandi ma i comuni non partecipano: a rischio 2,4 miliardi

VIDEO | L'allarme lanciato da Rossella Barberio, consigliera di parità della Provincia di Cosenza: «Siamo agli ultimi posti d'Italia per carenza di strutture, ma gli enti locali hanno presentato poche domande»

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di Salvatore Bruno
29 marzo 2022
17:02

Ci sono due miliardi e quattrocento milioni di euro di finanziamenti del Pnrr per investimenti di edilizia finalizzati a realizzare nuovi asili nido pubblici con l’obiettivo di portare il numero dei posti disponibili al 33 percento dei bambini fino ai due anni entro il 2026.

Soldi sì, progetti no

Ma si sa, il problema nei programmi di sviluppo comunitari non è quello delle risorse disponibili, ma la capacità di intercettarle attraverso un’opera di progettazione e di compilazione delle istanze, in questo caso in capo ai comuni, nei tempi e nei modi stabiliti. Nelle regioni del Nord, Lombardia ed Emilia Romagna soprattutto, dove sono già presenti infrastrutture scolastiche capaci di soddisfare una quota rilevante del fabbisogno di quelle popolazioni, vi è stata la capacità di attingere a piene mani al plafond messo a disposizione dall’Unione Europea.


Metà dei soldi rischia di tornare indietro

Nel Mezzogiorno, al contrario, le domande protocollate non superano la metà dei finanziamenti stanziati. La Calabria non fa eccezione: i posti negli asili nido coprono appena il 2,2 percento del totale per cui ci sarebbe bisogno come il pane di incrementarne la capienza. Invece, buona parte dei 180 milioni di euro inviati da Bruxelles per colmare questo gap, rischiano di tornare indietro.

Ultimi giorni

Lo sapremo dopo il 31 marzo, data di scadenza del bando già prolungato di un mese proprio perché dal Sud erano giunte pochissime domande. Ma la sensazione è che nei tempi supplementari le cose non siano particolarmente migliorate. «Le strutture per l’infanzia – ricorda Rossella Barberio, consigliera di parità della Provincia di Cosenza – sono necessarie per garantire la conciliazione dei tempi tra vita e lavoro. Consentono non solo di stimolare l’aumento del tasso di natalità ma anche di abbattere i divari di genere. Sappiamo che sono proprio le donne a doversi fare carico della cura della famiglia, finendo col rinunciare all’occupazione in coincidenza con la nascita di un figlio». 

Giornalista
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