Malato e immobilizzato, gli tolgono la pensione perché il medico dell’Inps non va a domicilio

VIDEO | La paradossale vicenda burocratica di un disabile di Tropea: la commissione che avrebbe dovuto valutarlo non si è mai presentata nonostante i solleciti. E ora l’ente chiede la restituzione di quattro mensilità

di Alessandro Stella
10 maggio 2020
15:10

La mala burocrazia. A primo acchito potrebbe sembrare il titolo di un noir spagnolo di successo, ma la storia che stiamo per raccontarvi è tristemente reale e, soprattutto, tipicamente italiana.

La vicenda 

Giuseppe Scrugli è un 67enne di Tropea che, dopo una vita di sacrifici e lavoro, raggiunge la tanto agognata pensione. La sorte, però, gli pone sul cammino della vita un ostacolo difficile da scavalcare: un tumore alla prostata che lo costringe a sfiancanti sedute di radioterapia. «Da allora – ci dice la moglie Rosa – non si è più ripreso, è andato in depressione. Passa le sue giornate a letto, un paio d’ore sulla sedia a rotelle e non vuole uscire di casa. Abbiamo visto tanti medici, ma nessuno è riuscito a risolvere il problema».

 

Le gravi patologie di cui soffre gli hanno consentito di ottenere l’indennità di accompagnamento, un provvedimento che avrebbe dovuto rinnovare nell’ottobre scorso. Ma, non essendo in grado di deambulare, ha richiesto tramite il medico di famiglia la visita domiciliare.

L'inps latitante

«Da quel momento – ci spiega Giuseppe Rombolà, legale di Scrugli – l’Inps è scomparsa, non abbiamo avuto più nessun contatto, non è venuta la commissione esaminatrice, niente di niente, nonostante avessimo anche fatto una comunicazione che evidenziava la mancanza dell’ente». Un vero e proprio buco nero da cui, d’un tratto, si è sprigionato un raggio improvviso che ha reso la vicenda ancora più paradossale: «Due giorni fa – continua l’avvocato – l’ente si è fatto finalmente vivo, ma solo per chiedere la restituzione delle mensilità da ottobre a gennaio, equivalenti a circa 1800 euro».

 

Oltre al danno la beffa, quindi: «Un ente che nasce per aiutare chi è in difficoltà – continua Rombolà -, in questo caso diventa il nemico. La negligenza è tutta dell’l’Inps, ma a pagare è chi si trova in difficoltà. Capisco che ci sono moltissimi falsi invalidi, ma non è questo il caso, lo si può riscontrare dalla documentazione medica oltre a vedere in che condizioni si trova il signor Scrugli».

«L’Italia è uno schifo!»

E il diretto interessato, che idea si è fatto sulla vicenda? Dal suo letto alterna momenti di lucidità ad altri di smarrimento e, dopo qualche insistenza, ci risponde in modo lapidario: «Mi hanno abbandonato. Io non so come lavorano all’Inps».

Una frustrazione che condivide con la moglie Rosa, la donna che lo accudisce amorevolmente giorno e notte e che ai contorni della vicenda fornisce la sua motivazione perentoria: «Perché l’Italia è uno schifo! Chi ci dovrebbe stare vicino ci abbandona».

 

Espressioni forti che dovrebbero dare seguito a risposte immediate, per rimediare in qualche modo all’ennesimo mostro burocratico che, come un verme solitario, continua a divorare un’intera Nazione dall’interno.

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