Porto di Diamante: «Magorno non si riprenderà quell'area»

Il neo sindaco dichiara di voler risolvere l'annosa questione del porto riappropriandosi della zona su cui dovrebbe sorgere la darsena, dal momento che il concessionario dei lavori, a causa di ritardi e rinvii, non ha mai avviato la realizzazione dell'opera. Ma il giornalista ambientalista Cirillo nutre forti dubbi e spiega il perché

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di Francesca  Lagatta
29 luglio 2019
17:53
Il senatore e neo sindaco di Diamante Ernesto Magorno
Il senatore e neo sindaco di Diamante Ernesto Magorno

«La data dell’8 agosto prossimo potrebbe essere l’inizio della "fine" per il concessionario Graziano Santoro. Lo ha ribadito a più riprese il neo sindaco Ernesto Magorno, il quale ha detto che se entro quella data Santoro e la Regione non daranno il via ai lavori per la realizzazione del porto, lui si metterà la fascia tricolore ed entrerà nella "zona rossa" per riprendendosi l’area portuale. Ma niente di più irrealizzabile». Lo riferisce il giornalista e ambientalista Francesco Cirillo, in riferimento alle iniziative sul porto di Diamante annunciate dall'ex segretario regionale del Pd, oggi tornato alla guida della città.

Magorno, subito dopo la proclamazione, avvenuta lo scorso 8 luglio, aveva annunciato di voler risolvere definitivamente la questione (tra ritardi e rinvii si trascina da ormai 20 anni) entro e non oltre un mese, e cioè entro il prossimo 8 agosto. Il senatore diamantese sostiene che se entro quella data il concessionario dei lavori non avrà finalmente dato inizio alla realizzazione dell'opera, si riapproprierà dell'area portuale con la forza per restituirla ai cittadini e decidere cosa farne. Ma Cirillo non crede affatto a questa versione.

I motivi della diffidenza

Il Comune di Diamante non avrebbe alcuna competenza sull’appalto, in quanto «il contratto sottoscritto nel 2000 (il bando fu indetto nel 1999), prevede un’accordo fra Regione Calabria e il privato, dal quale il Comune si tirò fuori, anche se non sappiamo ancora per quale motivo». E' questo, secondo Cirillo, il motivo principale della diffidenza nei confronti delle parole di Magorno. «Entrare in quell’area privata, senza un accordo - dice ancora l'ambientalista - porterebbe a un violazione di un diritto del concessionario, attualmente ancora proprietario dell’area, e a un probabile ricorso al Tar dello stesso, che lo porterebbe probabilmente alla vittoria. Circostanza che per il sindaco potrebbe rivelarsi un vero e proprio boomerang».

I suggerimenti di Cirillo

Il giornalista ambientalista, prova, ad ogni modo a fornire dei suggerimenti per risolvere la questione concretamente. «Per esempio, si potrebbe togliere la concessione demaniale data dalla precedente amministrazione. Si potrebbe chiedere la rescissione del contratto per il mancato rispetto del cronoprogramma scaduto il 26 agosto dell’anno scorso, cosa che stava già avvenendo grazie a una serie di delibere a firma dell'ex sindaco Gaetano Sollazzo, se «i magnifici sette consiglieri» non si fossero dimessi, pochi giorni prima di un incontro con il Rup della Regione, facendo decadere l'amministrazione comunale. Si potrebbe rivedere la vendita dei locali dell’ex sala conferenza, si potrebbe rivedere le varie concessioni rilasciate dalle precedenti amministrazioni sull’uso di un parcheggio davanti all’isolella e la trasformazione in esercizi commerciali dei magazzini. Atti pratici e non chiacchiere vaghe senza costrutto».

«La fioritura della Posidonia impedisce comunque l'inizio dei lavori»

Per Cirillo ci sarebbe ancora un'ultima questione: «L'area portuale si trova al confine con l'area Sic, dove al momento si registra la fioritura della Posidonia, per cui i lavori in mare non possono iniziare. Contrariamente - conclude -, quelli a terra potrebbero prendere il via. Basta trovare qualche milione di euro per sollevare il sindaco dalla messa in scena dell’8 agosto».

 

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