Crisi energetica

Porto Gioia Tauro, dopo i casi di black out Agostinelli scrive alla società Terna: «Serve più corrente elettrica»

VIDEO | Il presidente dell'ente portuale si è rivolto al distributore di energia illustrando i nuovi fabbisogni. Intanto si studia la possibilità di investire in fonti rinnovabili per rendere lo scalo autonomo

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di Agostino Pantano
5 settembre 2022
20:30

Serve potenziare l’erogazione di corrente elettrica, per alimentare l’area portuale di Gioia Tauro, e in tal senso una richiesta è partita dall’Autorità di sistema portuale alla volta di Terna. Al distributore di energia, che opera nella stazione di Rizziconi, è stato chiesto – al termine di una riunione convocata dal presidente Andrea Agostinelli per raccogliere le istanze dei terminalisti dei container e delle auto – di prevedere due fasi distinte per intervenire. «Entro il 2025 – ha dichiarato il presidente – servono ulteriori 27 mw mentre fino al 2030 il consumo complessivo della comunità portuale passerà a circa 200 mw, questo vuol dire che il porto è cresciuto». In effetti sul fronte energetico, al netto dei rischi di piccoli e parziali black out che a Gioia Tauro pure si sono verificati come conseguenza dell’accresciuto stoccaggio di container refrigerati, la pianificazione dell’ente sta procedendo anche per gli altri scali.

«Abbiamo da poco fatto una gara pubblica per assegnare l’elaborazione del Piano energetico di tutte le aree di nostra competenza – ha proseguito Agostinelli – passaggio amministrativo che si aggiunge a quello già eseguito per il risparmio energetico installando luci a led su tutti i piazzali di Gioia Tauro». La nuova frontiera energetica annunciata dall’ente, però, è fatta di due momenti. «Entro il 2030 – ha rimarcato Agostinelli – il porto si adeguerà alle direttive del cosiddetto Cold ironing, ovvero la fornitura obbligatoria alle navi che stazionano nei porti di corrente, per tenere i motori chiusi: per Gioia Tauro abbiamo già ottenuto un primo finanziamento per un attacco, mentre prevediamo di arrivare a 8 postazioni per una spesa prevista di 60milioni. Infine, stiamo studiando la possibilità di rendere autonomi dal punto di vista energetico i porti, investendo però in fonti rinnovabili, come l’eolico offshore, da coniugare eventualmente con l’uso dell’idrogeno».


Giornalista
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