C'è chi vive in attesa di rinascere, viaggio nelle case di accoglienza catanzaresi

VIDEO | Sono diverse le strutture residenziali e semiresidenziali cittadine. Oltre cento gli indigenti accolti da inizio anno

di Luana  Costa
21 novembre 2019
20:32

Uomini, donne sole o con figli al seguito. Sono diverse le strutture presenti a Catanzaro e create appositamente per offrire un tetto a chi la vita, l'ha tolto. E non solo stranieri come comunemente si potrebbe pensare ma da Lamezia Terme, da Reggio Calabria, da Crotone e da Cosenza giungono ogni giorno richieste di sistemazione nelle strutture residenziali e semiresidenziali gestite dalla Fondazione Città Solidale.

«Spesso ci siamo trovati con le strutture piene - racconta Manuela Marchio, responsabile Area Progetti Fondazione Città Solidale - Vi lascio immaginare cosa ciò possa significare in inverno avere le strutture piene e non poter soddisfare le richieste che arrivano».

L'inverno è, infatti, il periodo peggiore e le tre case di accoglienza gestite dalla Fondazione risultano essere tutte occupate. Oltre un centinaio le persone indigenti che da gennaio ad ottobre hanno trovato qui accoglienza. «Sono persone che hanno avuto diversi problemi. Vi è, ad esempio, chi è stato sfrattato, capitato anche ad intere famiglie. Una delle nostre strutture "La Tenda di Mamre" può accogliere anche minori se accompagnati. Altri hanno perso il lavoro o casi di separazione dal coniuge che hanno fatto piombare la coppia in uno stato d'indigenza».

Famiglia è, infatti, il concetto cardine, in contesti sociali in cui i nuclei di appartenenza si sono spappolati sotto l'effetto di problemi economici o di altra natura. «Ci siamo trovati ad accogliere ultimamente delle donne che hanno vissuto in un clima familiare minaccioso e, quindi, problematico e pericoloso per la loro incolumità».

Non è il caso di Giulia, nome di fantasia per tutelarne la privacy, da cinque anni ospite della struttura "Il rosa e l'azzurro". «Ho lasciato il padre di mia figlia - racconta la donna - perchè mi sono resa conto che non mi voleva». Giulia viene da fuori provincia e qui a Catanzaro sperava di potersi rifare una vita assieme alla figlia dopo la separazione dal marito. «Io vorrei ritornare a riabbracciare mia figlia, vorrei rifarmi una vita con lei dopo tutto quello che ho passato».

Giornalista
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