Cacciati dalla casa famiglia perché hanno il reddito di cittadinanza: paradosso della povertà a Vibo Valentia

VIDEO | La legge dice che i percettori del sussidio non possono beneficiare di altri servizi a carico dello Stato e il Comune decide di farla rispettare. Dall'insegnante al pasticcere, storie di disoccupati destinati a tornare nella disperazione (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Cristina Iannuzzi
14 ottobre 2020
08:09

Hanno perso la loro famiglia e hanno perso il lavoro. Ora rischiano di perdere la loro "casa". Quel tetto che ha dato loro riparo, strappandoli alla strada, salvandoli da un destino di stenti e solitudine. Un passato che ora rischia di ripiombare loro addosso. E loro sono i sei ospiti della Casa di Nazareth, il centro di accoglienza di Vibo Valentia realizzato dal compianto monsignor Onofrio Brindisi.
Devono lasciare la casa famiglia. E devono farlo in fretta.

Cosa dice la legge

La legge parla chiaro: i percettori di reddito di cittadinanza non possono usufruire di altri servizi a carico dello Stato. La doccia fredda arriva questa mattina. È la dirigente del settore Adriana Teti, affiancata da un team di assistenti sociali e dalla già assessore al Welfare Franca Falduto, a spegnere le speranze dei ragazzi. «Per continuare ad alloggiare nella casa di Nazareth, dovete rinunciare al reddito di cittadinanza». La stessa precisa che non c’è la volontà da parte dell'amministrazione comunale di buttarli in mezzo a una strada dall'oggi al domani, ma sia chiaro - però - «i ragazzi devono scegliere cosa fare e devono trovare un’alternativa».

Storie di rinascita 


Qualcuno rinuncerà al sussidio, altri no. Escono da Palazzo Luigi Razza in balia di loro stessi. Gli occhi smarriti, ma rassegnati a un destino che un'altra volta sembra sbattergli la porta in faccia. Sono sei uomini accomunati dalla solitudine. Tra di loro ci sono due laureati in economia e commercio. Il più grande, 59 anni, per anni ha insegnato economia aziendale in una scuola. Da precario. Sono anni che la chiamata non arriva. È solo. I suoi genitori non ci sono più. I fratelli lo hanno abbandonato.
E poi c’è un pasticcere, ha 39 anni, è arrivato in Italia dalla Romania, in cerca di fortuna. Per anni l'ha trovata. Assunto in un hotel del vibonese, poi la crisi, il licenziamento e il lockdown.


C'è anche chi ha fatto il meccanico. Un divorzio alle spalle e gravi problemi di salute. La famiglia al nord. Costretto per anni a dormire in auto e poi quella porta della casa di carità che si apre e lo accoglie. Sono trascorsi cinque anni da quel giorno e lui, che in quella casa aveva trovato una nuova famiglia, forse non voleva andar più via. Ma lo farà. Non ha altra scelta.

Giornalista
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